@Re_Censo #201 L’uomo senza profilo

L’UOMO SENZA PROFILO

Ciao a tutti e bentornati sul canale! Sono Dario e questa è Re_Censo, la videorubrica di libri, fumetti, manga, film e telefilm prodotta dal mio studio di grafica OIRAD . Info e siti web qui sotto nei commenti! Anche oggi parliamo di un libro! Iniziamo!

Come già capitato in un video di qualche tempo fa, vi ricordo che la puntata di oggi nasce dal mio desiderio di voler leggere il libro di cui vi parlerò a breve. Non mi è stato chiesto, non mi è stato imposto e nel farlo, non voglio che la puntata esca come pubblicità o affare di famiglia. Anzi, dopo capirete meglio il motivo.

Il libro in questione, come leggete dal titolo della puntata, è L’uomo senza profilo, scritto da Stefano Piedimonte, pubblicato nel 2018 da Solferino.

Di mio cugino Stefano, autore del libro, già giornalista per “Il Corriere della Sera”, “Il Mattino”, eccetera, poi scrittore con Guanda e Rizzoli, ho letto un altro libro, Miracolo in Libreria, che mi è piaciuto moltissimo.
Con L’uomo senza profilo, Piedimonte fa un viaggio a ritroso nel tempo, risalendo l’albero genealogico della nostra famiglia. Evento scatenante di tutto questo, lo possiamo indicare nel contatto di uno studente universitario che gli chiede informazioni per stilare una voce su Wikipedia che lo riguarda.

Da qui prende l’avvio questo viaggio, questa esplorazione nella memoria e al contempo una velata analisi della sua stessa vita in quella che sembra una autobiografia, ma che si discosta dal tipico raccontare oggettivo, tradizionale per le biografie, sporcandosi con un linguaggio romanzesco e in un certo qual senso, anche umoristico. Il che mi ha sorpreso.

Fortuna ha voluto che, prima di accostarmi a questo romanzo, io abbia avuto a che fare con ben tre biografie e autobiografie, grazie al Concorso Premio Napoli, che nella sezione narrativa mi ha visto come giudice lettore, dovendo leggere e giudicare ben tre libri di questo stampo, che più o meno si discostavano dal genere ortodosso di biografia.

Questo è ciò che accade anche nell’ultimogenito di Piedimonte che non fa altro che seguire le domande e l’interrogatorio cui questo studente di Pisa lo sottopone.

Bene, vedete la copertina? Ecco, tenetela bene in mente, perché per poterla capire, la dovete guardare e interrogare man mano che leggete.

Il racconto si apre con un grande protagonista, senza il quale nessuno di noi Piedimonte sarebbe qui a farvi perdere tempo: nonno Renato, il quale ha sempre avuto un forte spirito narrante, forse perché innamorato della lettura e voi dovreste ormai conoscerlo perché ve lo mostrai all’inaugurazione della Biblioteca del suo quartiere, alla quale ha donato la maggior parte dei suoi libri.
Bene, Renato, 1930, è protagonista ora eterno, grazie a questo libro, perché racconta a noi e ora a tutti, quella che è stata la sua esperienza durante la Seconda Guerra Mondiale e non solo. Con mio cugino, quindi, si crea un ponte di sentimenti e affinità che non mi aspettavo, che ci unisce nell’amore e gioia di poter sentire mio nonno raccontare queste storie, storie di un periodo difficilissimo, tra bombardamenti, i più disparati lavori, tessere annonarie, dolori e gioie.

Dopotutto i racconti dei nonni sono quelli più belli da ascoltare e fare propri. E Stefano riesce a elargirli al lettore, dosandoli col racconto della propria condizione, mettendo però le mani avanti e affermando che non tutto lo scritto nasce dalla realtà, ma anche da una certa dose di inventiva.

Man mano che il racconto va avanti e che le insistenze della redazione e del suo lavoro si intrecciano con quelle ancor più insistenti del giovane universitario, Stefano ci racconta e rinnova le memorie di nonno Renato, discendendo fino alla sua famiglia e alla sua vita attuale, a come lui abbia vissuto a Napoli, cosa ne pensa del vivere lì e di quali sono le differenze tra sud e nord.

Barcamenandosi tra le richieste e le notizie assurde che appaiono poi in Wikipedia, Stefano si mostra al lettore senza veli, se non quelli dettati dall’inventiva che nasconde la realtà. Incontri, messaggi, eventi, reali o meno, riescono a creare un certo feeling con chi legge e siccome con mio cugino non c’è tutto questo rapporto, posso dirmi non di parte nel farvi sapere che ci riesce in maniera oggettiva, proprio perché di lui conosco poco.

La narrazione arriva ad un punto nel quale incontra la realtà e sembra mischiarsi ad essa, fondersi come una premunizione che, una volta avuta, ci influenza affinché facciamo di tutto per farla accadere. Da semplici accidenti, alcuni dettagli della voce digitale di Wikipedia, sembra si incollino sulla persona del protagonista narrante, plasmandolo suo malgrado, giocandogli brutti tiri e scherzi, tipici di quando, nel mondo reale, si intraprende un viaggio nelle memorie e ci sembra di sentire odori antichi, profumi che sembravano dimenticati.

Di questi eventi, di certe memorie, abbiamo tutt’oggi dei fari che si percuotono nel nostro presente e si allungano, tramite noi, nel nostro futuro. Esempio eclatante è appunto la figura di nostro nonno. Non so quando Stefano ha sentito l’esigenza di scrivere di lui, investigarne il passato. Ma è curioso come, nella nostra famiglia, due di noi abbiano sentito la stessa esigenza; anche io fatto lo stesso, in maniera diversa, sviluppando però la ricerca come una serie di interviste che gli ho fatto e che man mano sto cercando di montare e spero di poter far uscire come video unico, parlando della famiglia Piedimonte, della Guerra, del suo matrimonio, dell’intero albero genealogico e del suo lavoro di tappezziere fuori e dentro le Ferrovie dello Stato.

Stefano conserva alcune pagine, portandole con se, come un amuleto. Io guardo a mio nonno come l’esempio da seguire, essendo lui il mio padrino del battesimo e della cresima. E voi? Come avete vissuto la vostra ascendenza e la responsabilità di una eredità familiare che coinvolge l’intera famiglia?

Vi avevo detto a inizio puntata che c’era un motivo per il quale volevo parlarvi di questo libro, e il motivo sta nel libro stesso. In una persona del libro, che vi consiglio di leggere, non perché è mio cugino a scriverlo, ma perché esce fuori dai canoni tipici di una biografia, rendendola leggera, insolita, romanzandola e condendola di una ritmicità e uno stile di scrittura molto fresco, anche rispetto ai precedenti lavori da lui pubblicati.

Il motivo sono gli 89 anni di mio nonno che, appunto, il 18 gennaio compie.

Alla fine, siamo storie. E se si ha la fortuna di incrociare le storie dei propri nonni, non si può fare a meno di contagiare gli altri con la loro forza, le loro avventure, il loro vissuto e il loro amore. Così, alla fine della lettura, la  copertina sarà non più un enigma, un puzzle, ma un’icona che spiega e racconta tutto ciò che c’è da sapere.

Quindi nel fare gli auguri a mio nonno, cui voglio un mondo di bene, faccio i miei complimenti a mio cugino Stefano, dal quale non mi aspettavo un libro del genere, ma che ci speravo, visto il precedente Miracolo in libreria. Continua così, Stefano, la tua scrittura fatta così mi piace moltissimo.

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