@Re_Censo #278 Le ceneri di Pasolini

LE CENERI DI PASOLINI

Bentornati su Re_Censo!
Per la prima volta, su questo canale, parliamo di poesia. Iniziamo!

Metto ovviamente le mani avanti, dicendovi che non so quasi nulla di poesia, difficilmente la leggo e anzi forse è proprio perché la considero molto intima, che non la pubblicizzo, preferendo tenerla dentro per la riflessione personale.

Ma oggi voglio parlarvi de Le Ceneri di Pasolini, poiché il 2 novembre sarà l’anniversario della morte di Pasolini.
Questo minuscolo libricino è stato scritto da Adriano Conato, uno di voi Recensiani, con tanto di prefazione del suo professore universitario di Storia dell’Arte, per Il quaderno edizioni, pubblicato a maggio 2019.
Se ben ricordate ho dedicato una puntata del TGRe_Censo alla presentazione alla UBIK di Napoli.

Per poter capire questo libro di poesie e soprattutto, quale sia l’anima, il cuore e il cervello che ha partorito questo fiume in piena di introspezione e osservazione del mondo d’oggi, dobbiamo fare un passo in avanti, arrivare alla fine del libro e leggere l’orazione funebre di Alberto Moravia per il funerale di Pasolini.
In questo discorso accorato, Moravia ci presenta il grande lutto italiano per la perdita di un poeta, uno scrittore, un regista, ma direi di più, un artista quale è stato Pasolini. E Moravia si rammarica di come, un’anima tanto sensibile e rara, sia andata perduta e con Pasolini scompaia anche l’interesse civico, per i problemi sociali del paese e un’attenzione patriottica che difficilmente si riesce a scrutare in giro.

Questo era Pasolini per Moravia e, credo, per la maggior parte di chi lo ha conosciuto, letto e vissuto.
Detto questo, ora abbiamo la grande chiave di lettura per capire queste poesie e di rimando, anche chi le ha partorite e scritte. Perché Adriano, anche per chi non lo conosce, è molto affine e vicino al pensiero di Pasolini, al suo essere, alla sua sensibilità.

L’autore Conato, classe 1990, è decisamente più profondo di tanti suoi coetanei, quasi traslato fuori dal tempo, rispetto a ciò che ha  vissuto, con un’ancora ben piantata nel passato, quando ancora sventolavano le bandiere rosse, ma con lo sguardo diretto al futuro.

Con questo atteggiamento da osservatore del mondo attuale, conscio di ciò che ci ha preceduto, dalla sua sensibilità nascono delle poesie moderne, completamente libere dagli schemi classici che a scuola ci facevano imparare a memoria gli insegnanti e quindi che ci hanno fatto venire a noia la poesia. Adriano “semplicemente” riversa ciò che ha dentro, sul foglio di carta.

Da qui quindi escono i temi più disparati, quelli che guardano al passato con una nostalgia inspiegabile di chi non ha vissuto i periodi che racconta e osanna, se non attraverso gli studi fatti, ma anche poesie che riguardano la sua vita privata, le riflessioni personali e i moti del cuore, ma soprattutto lo sguardo severo, anche se giovane, di chi guarda al presente e inevitabilmente lo raffronta al passato in vista di un futuro diveniente che si srotola sotto i suoi occhi quasi accusatori, perché la società che vede si è dimenticata del sangue versato in passato, delle libertà acquisite, dei diritti riconosciuti e ottenuti, compiendo il male, ferendo se stessi, uccidendo i diversi, non accogliendo i lontani.

Così quindi si spiegano le poesie di tipo storico, che riecheggiano in lui un passato lontano, come “1799”, l’Italia corrosa dalla malavita che ammutolisce, “A Peppino”. Ma anche poesie personali, come “Abbracci” e “Il morso pungente dell’amore”, a omaggiare con queste citazioni Albus Silente della Rowling, nelle quali si scorge la personalità e le lotte e sofferenze interiori dell’autore.
Ma non è detto che Adriano sia così lontano dall’oggi e il suo ieri sia così distante.
No, perché tra le figure di Impastato, Falcone e Borsellino, i problemi di uno Stato che fa le leggi e le disfa per trasformare il Parco Nazionale del Vesuvio in una discarica, Intifada, lo sguardo dell’autore arriva a vivere e il lettore a rivivere, uno ad uno tutti gli attentati che si sono succeduti in Europa e non solo a causa dei diavoli neri.

Non una mera cronaca, ma un continuo inno alle vittime, ai loro cari, ad una Italia che sta perdendo la propria identità, come, secondo il pensiero dell’autore, anche le sinistre abbiano perso il loro Spirito di Sinistra, perdendosi in grigi burocratismi, allontanandosi dal popolo e dimenticandosi della propria natura.

Le Ceneri di Pasolini quindi è un libricino più simile ad un buco nero che ad una raccolta di poesie; un buco nero nel quale sono ammassate e ritmate osservazioni di varia natura, dai temi più diversi l’uno dall’altro, ma che riescono a raccontare di se stessi e del loro autore, presentandoci il tutto come un corpo unitario.
Non si può capire Adriano se non si capiscono le sue poesie e non si può capire questa piccola opera se non si guarda a chi ha ispirato tutto questo, a Pasolini dunque.

È un piccolo viaggio, ma molto intenso, molto profondo, su cui bisognerebbe soffermarsi, brano dopo brano, per riuscire a capire meglio e con più profondità questa “triade”, questo “trittico”, ispiratoreautoreopera. E siccome leggo poco di poesia e neanche ne parlo spesso, questo è stato un bel viaggio che si può ripetere proprio per calarmi meglio e lasciar risuonare in me alcune parole.

Dopotutto è questo quello che fa la poesia, no?
E voi, che ne pensate della poesia? Avete un poeta preferito, uno stile preferito? Avete letto questo libro?

Ditemi la vostra nei commenti qui sotto, vi aspetto per un bel confronto e nel primo commento scoprirete anche, se mi ricordo di scriverlo, la mia poesia preferita di questo libro!

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