@Re_Censo #58 Uno studio sociologico sul Seggio Vacante?

IL SEGGIO VACANTE
LIBRO

Re e Regine, bentornati su Re_Censo!
Prima di iniziare, lasciate che vi ringrazi ancora per la partecipazione, non solo su YouTube, ma anche sui vari social, i cui link sono qui sotto nella infobox, cui vi invito a iscrivervi, seguirmi e visitare. Troverete un luogo carino e coccoloso nel quale girano biscotti, senza entrare nel Lato Oscuro, e nel quale possiamo parlare e confrontarci sulle passioni che ci accomunano e dividono.
E mentre voi andate a vedere i link, noi qui parleremo dell’ultimo libro scritto dalla mamma di Harry Potter, la Rowling!
Iniziamo!

Il Seggio Vacante è il primo libro scritto dopo la fortunata serie Potteriana ed è l’ultimo che è stato scritto e pubblicato col nome della Rowling, che poi ha iniziato a scrivere sotto pseudonimo una serie di gialli, che però vedremo più in là.

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Nel 2012 viene pubblicato nel Regno Unito e a dicembre dello stesso anno, arriva da noi, sempre con Salani, in un primo momento sempre in cartonato con sovracoperta, dal costo di 22€.

Tra le cose che mi preme dire, prima di iniziare a parlare della storia, ce ne sono due. La prima è che questo è un libro prettamente per un pubblico di adolescenti più maturi e adulti, per i temi trattati e per il tipo di scrittura, di cui vi parlo più avanti. In secondo piano, questo libro e io abbiamo una relazione di amore e odio, perché sia nel 2012 che ora che l’ho riletto, il mio cagnolino non è stato bene e più andavo avanti nella lettura, peggio stava. Quindi lo detesto. I motivi dell’amore, li troverete avanti nel mio monologo!

LA STORIA

Le vicende si aprono con un uomo, Barry Fairbrother, che muore in strada, poco prima di arrivare al locale nel quale avrebbe festeggiato l’anniversario di matrimonio con sua moglie. Ma chi è Barry, chi è l’uomo dietro la cui vita e passione per il sociale attivo, scateneranno una serie di eventi e reazioni dei personaggi attorno a lui, nella piccola e bigotta cittadina di Pagford?

A Pagford esiste un consiglio, possiamo dire come un consiglio comunale, ma Pagford non ha un vero e proprio sindaco, sentendosi quasi superiore e rifiutando di unirsi ad altre, come la vicina Yarvil, rifiutando addirittura di inglobare o lasciarsi anche solo contaminare dai Fields, un quartiere ai limiti della decenza, con casi umani e pericoli troppo alti per la gente rustica e altezzosa della vecchia, ma potente guardia pagfordiana.

In questo consiglio, oltre al defunto Barry, vi sono altre persone, come è ovvio che sia, e altri interessi, ovviamente. Barry si batteva, fino all’ultimo suo respiro, perché le differenze con i Fields e la difficoltà nella quale viveva la gente di li, da cui lui stesso è nato, non potessero divenire la parola fine per chi invece una speranza la aveva. Barry si occupava di un otto di canottaggio femminile, nel quale c’era anche una ragazzina al limite. Krystal Weedon, la cui madre, Terry, è tossicodipendente ed è iscritta al programma di disintossicazione all’istituto di Pagford, il Bellchapel per il recupero dei tossicodipendenti.

Vi è il presidente del consiglio, l’energumeno e corpulento Howard Mollison, uomo di una certa età, che detiene lo scettro del potere con la determinazione che solo ciò che è sano e giusto per lui e per la gente come lui, allora è ammesso e ammissibile nella sua Pagford, tanto da porre la questione dei Fields all’ordine del giorno, come l’argomento più scottante, sinché Barry non muore lasciando un seggio vacante nel consiglio e aprendo le elezioni per sostituirlo e riportare ordine e, si spera, equilibrio (che significa squilibrio e suo solo interesse) in seno al consiglio.

La situazione è questa: i Fields, una volta terreno Pagfordiano, sono stati ceduti a Yarvil dai discendenti della famiglia Fawley che vivono nella tenuta Sweetlove, che divide quindi Pagford dai Fields. Ma Yarvil non paga nulla. Tutte le spese sono a carico della cosa pubblica di Pagford e quindi dei suoi “santi” contribuenti, che, nella loro visione di società elitaria e migliore, quindi che non può sporcarsi con gente di malaffare, drogata, promiscua, di basso rango, e quindi la cosa non va bene. Altri consiglieri, oltre ad Howard Mollison sono dello stesso avviso e di certo non abbiamo bisogno di indagare per quali motivi, promesse, interessi.

Dal lato del defunto Fairbrother, protettore e paladino dei più poveri e degli ultimi, ci sono anche una serie di persone che nel consiglio avevano voce in capitolo, come la dottoressa Parminder Jawanda, medico di base di Pagford, e altri esterni.

La guerra per il seggio vacante ha quindi inizio, anche prima del funerale del consigliere Barry.
Howard schiera il figlio Miles, avvocato. Ma esce anche il nome del vicepreside della Winterdown, Colin Wall, con problemi di ansia, migliore amico di Barry che ne vuole prendere l’eredità e portarla avanti, forse solo per amore verso l’amico. Ma c’è anche, Simon Price, un uomo di bassa lega, ladro, imbroglione, che vive a Pagford quasi per scherno rispetto alla bella facciata di ipocrita benevolenza e altruismo di cui questa cittadina sempre nutrirsi e respirare.

Questa battaglia potrebbe essere tanto quanto una cosa normale, un semplice susseguirsi di vite, come viene raccontato, passando da una famiglia all’altra, da una situazione e un problema ad un altro. Ma non è così. A rispecchiare la vita falsa, difficile, esasperante che vivono gli adulti, per loro scelta, per loro eredità familiare, vi sono i loro figli, la nuova generazione, che non si rispecchia nei problemi che i genitori vivono, e che quindi sono in cerca di riscatto, libertà, rottura e quasi vendetta.

Nasce così il Fantasma-di-Barry-Fairbrother, un account crackato sul sito del consiglio locale di Pagford, che, da tastiere diverse, parla alla popolazione, inziga e scuote l’opinione pubblica. Mette alla luce problemi familiari, verità scomode, situazioni che di solito rientrano nel detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma che vengono usati per alimentare il dubbio, le ansie, le possibilità di vendetta e riscatto di alcuni teenager pagfordiani che vogliono scuotersi da quella polvere etichettata col nome di perbenismo, ipocrisia, una vita familiare impossibile da vivere e sopprotare oltre.

Ed è in tutto questo che la storia procede, va avanti e si sviluppa. Da un semplice seggio, per un morte improvvisa.

LO STILE

La cosa che mi ha più fatto pensare, in questo romanzo, è lo spaccato sociale che viene rappresentato. C’è una varietà di persone, di famiglie, di personalità, problemi e potenziali, da poterci scrivere un trattato sociologico. Ma io non ho studiato sociologia, quindi eviterò di dirvi cose sbagliate, ma solo cose che rientrano nel mio parere. Abbiamo famiglie distrutte dalla dipendenza della droga, da una vita che è stata spezzata in gioventù, sto pensando alla mamma di Krystal, Terry, che si è vista sparire i legami più importanti e che è entrata in un circolo di autodistruzione sempre più pericoloso, tanto da bypassare lei e scivolare sulla prole. Abbiamo un padre ansioso, con una malattia mentale che gli impedisce di vivere bene i legami con gli adolescenti, Colin Wall. Un uomo violento, insoddisfatto della sua vita e della sua famiglia, che si crede il centro di tutto il mondo, tanto da imbrogliare e sentirsi sicuro che solo quelli come lui l’hanno vinta, Simon Price. Ma ci sono anche Tessa, psicologa della scuola, che cerca di arginare e mediare tra il marito e il figlio, Parminder che fa il medico ed è troppo presa dalla perfezione del suo status sociale, da non rendersi conto dei problemi che attanagliano la figlia Sukhvinder. Abbiamo Kay Bawden, assistente sociale, più brava nel suo lavoro che nel fare la madre e nel sapersi scegliere i partner. Shirley Mollison, la perfetta moglie asessuata del perfetto marito Howard, che vive in un mondo a parte, nel quale il suo inutile ruolo di segretaria del consiglio, o di volontaria assistente sanitaria all’ospedale, la colmano e la innalzano moralmente al di sopra di tutti, sinché questo cristallo idilliaco non si crepa, mostrando l’illusione di una vita utopica che in realtà non è mai esistita. O sua nuora, Samantha, moglie di Miles, stanca del matrimonio, stanca di quella città, stanca della sua età.

Insomma, abbiamo un vero e proprio corollario, una rosa di persone, che non sono pezzi di carne, o peggio, personaggi anonimi, scoloriti. Abbiamo una profondità di caratteri, psicologie e personalità che vengono prese delicatamente, spiate nel loro quotidiano, messe a nudo avanti ai nostri occhi e noi, per quanto possiamo compenetrarci in loro, restiamo impossibilitati ad aiutarli, impotenti davanti alla drammaticità delle loro vite.

Il linguaggio usato, che è forse la cosa per eccellenza che mi ha dato fastidio, è quello che sulla bocca della Rowling, dalla sua penna, non ci saremmo mai aspettati. Invece è lì, scurrile, volgare, abbassatosi a livelli grezzi e grotteschi, ma il suo impatto maturo è talmente forte, talmente prepotente, che se lei non fosse stata capace di scrivere così, non sarebbero arrivati a noi gusti, sapori e odori dei vari strati sociali qui rappresentati. Un punto negativo che diventa, per forza di cose, positivo, seppur continui a storcermi il naso vedere come la dolce e immacolata mamma di Harry Potter, possa scrivere certe oscenità. Non chiamatemi puritano però!

E alla fine del libro?
Tanta emozione, tanta commozione, tanto riscatto e voglia di risollevarsi dal fondo, smetterla di raschiarlo, tirarsi su.
Ci riusciranno questi personaggi?
E noi, nelle nostre vite, nelle vite di quelli che ci circondano, riusciamo a leggerne i bisogni, i tormenti, le necessità?

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Pubblicato da Re_Censo

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