@Re_Censo #451 Tolkien, il biopic è un TOP o FLOP?

Tolkien
il biopic è un TOP o FLOP?

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Oggi parliamo DEL Professore! Iniziamo!

 

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John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein, oggi Sudafrica, il 3 gennaio 1892, da Arthur Reuel e Mabel, originari di Birmingham. 

A tre anni, nel 1895, si trasferì con la madre e il fratello Hilary Arthur Reuel in Inghilterra, in un sobborgo di Birmingham.
Il padre, afflitto da febbri reumatiche, morì il 15 febbraio 1896, senza poterli raggiungere.

Negli anni che seguirono si spostarono più volte e per ragioni economiche Tolkien dovette ritirarsi dalla scuola King Edwards e si iscrisse alla St. Philips.


Nel 1904 morì la madre e venne affidato, col fratello, a un sacerdote cattolico, don Francis Xavier Morgan, che aveva seguito la famiglia nella conversione al cattolicesimo.  
Sotto la sua attenta guida, il giovane Tolkien dimostrò ben presto grandi capacità linguistiche, eccellendo in latino e greco, gotico e l'antico finnico.
Fondò con i suoi compagni di studi la "TCBS" e in quel periodo iniziò a lavorare a un linguaggio da lui inventato.

A diciotto anni si innamorò di Edith Bratt, ma il suo tutore gli impedì di vederla e di scriverle fino ai ventuno anni, quindi Tolkien si immerse nello studio all'Exeter College, presso cui aveva vinto, nel 1910, una borsa di studio.

Nel 1913 tornò con Edith e nel 1915 gli fu conferito il titolo di "Bachelor of Arts" all'Exeter College di Oxford.

Scoppiata la guerra, nel 1915 si arruolò volontario nei Lancashire Fusiliers, con il grado di sottotenente e poco prima di partire, il 22 marzo 1916 si sposò con Edith.
Mandato in trincea sul fronte occidentale, alla Battaglia della Somme, due dei suoi migliori amici morirono e lui stesso, dopo sei mesi di trincea, si ammalò.

Nel 1917 nacque il suo primo figlio, John; Tolkien collaborò per due anni alla stesura dell'Oxford English Dictionary. Nel 1918 nacque il secondo figlio, Michael.
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Dopo la guerra, all'Exeter College conseguì, nel 1919, il titolo di "Master of Arts" e nel 1921 diventò docente di Lettere all'università di Leeds. Tre anni dopo, 1924, nacque il suo terzo figlio, Christopher, seguito da Priscilla. 

1925, è nominato professore di filologia anglosassone all'Università di Oxford, stringe amicizia, poi divenuta profonda, con C. S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia. Insieme fondarono il circolo degli "Inklings", di cui fu membro anche Charles Williams.

1945, riceve la cattedra di lingua inglese e letteratura medievale del Merton College, ruolo ricoperto fino alla pensione, nel 1959.
In quegli anni tradusse e commentò molti testi antichi di importanza letteraria riconosciuta e tra il 1920 e il 1930, scrisse nuovo materiale, perfezionando quello già prodotto, gettando le basi del suo legendarium.
1937, viene pubblicato "Lo Hobbit", che riscosse grande successo. Il libro rappresentò una tappa importantissima per lo scrittore, da cui quindi sviluppò tutto il mondo immaginario per il quale è da noi oggi conosciuto.
La Terra di Mezzo prese forma con "Il Signore degli Anelli", scritto in una lingua molto ricercata che cerca di ricostruire la semplicità e la severità dell'inglese medievale, viene inizialmente pubblicata, per ragioni economiche ed editoriali, in tre distinti volumi: "La Compagnia dell'Anello" (1954), "Le due torri" (1955) e "Il ritorno del re" (1955).

Negli anni seguenti Tolkien lavorò a un'altra opera, "Il Silmarillion", iniziata già dal 1917, che portò avanti fino alla morte, ma che venne completata dal figlio Christopher.
Grande amante della natura, Tolkien trascorse gli ultimi anni di vita nella città costiera di Bournemouth.
Qui vi morì, all'età di ottantuno anni, il 2 settembre del 1973, due anni dopo la morte della moglie Edith.

Sepolti insieme nel cimitero di Wolvercote, come segno del suo attaccamento alla sua opera, sulla lapide della moglie appare il nome Lúthien e sulla sua vi è il nome Beren, i due protagonisti della storia più romantica che lui abbia mai scritto.

Molte delle sue opere, proprio come accaduto con "Il Silmarillion", sono state rivedute e sistemate dal figlio Christopher e pubblicate postume.
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Oggi quindi parliamo di TOLKIEN, il film, uscito nel 2019 per la 20th Century Fox, con la regia di Dome Karukoski e che io non ho potuto vedere al cinema, ma poco fa su Disney+.

Il film sembra essere diviso in due parti.

La prima parte è formata da un racconto del presente narrativo, nel quale scopriamo che siamo nella Prima Guerra Mondiale, a Le Somme, e ci aggiriamo tra le trincee dei soldati inglesi.
Tra questi vi è appunto Tolkien, ammalato, stralunato, con la febbre ed è in cerca di un suo amico.

La storia, forse incitata dalla condizione del protagonista, ci trascina in un flashback a episodi e qui indaghiamo quindi la vita dello scrittore, dalla tenera età.

Ovviamente, trattandosi di un film, non possiamo aspettarci grande aderenza alla veridicità dei fatti, ma è alquanto romanzato.
Ben sottolineata è la sua condizione indigente, ma anche la sua grande preparazione scolastica e la passione per i libri, lo studio e le lingue.
Questa prima parte è un continuo rimando tra la trincea e il passato, dalla morte del padre, poi della madre, all’inizio dei suoi studi, alla conoscenza di Edith e dell’obbligo impostogli di non frequentarla neanche tramite lettere e si ricongiunge al presente narrativo proprio con la partenza di Tolkien per il fronte, allo scoppio della guerra.

La seconda parte è molto più rapida e scorrevole della prima, non avendo più nessun ricordo da indagare, è tutta puntata all’evoluzione della carriera dello scrittore che, finalmente si laurea, si sposa, diventa professore e diventa così anche padre.

Ma qui arrivano un po’ le dolenti note, dopotutto.
Dico dopotutto, perché è per me un grande peccato non vedere una vera e propria indagine e riflessione, ma quasi una sterile visione, una visione distaccata, del tentativo di Tolkien di scrivere.

Indizi sulle lingue
e sulle razze che popolano la Terra di Mezzo sono affisse alle pareti della sua stanza e poi del suo studio. I suoi tentativi appaiono goffi già a partire dagli anni di studio al college e il confronto con i suoi compagni della TCBS lo raffigurano come schivo, più una spugna che assorbe e non una fucina di idee.
Persino la tipica frase “in un buco nella terra viveva uno hobbit” sembra più un incidente di percorso, che non una scintilla.

Il film di per se è molto intrigante.
La fotografia ha molti richiami a quella della trilogia di ISDA di Jackson, così come anche le arie e le musiche. Ma gioca molto su alcuni sporadici effetti digitali che dalle esplosioni e fiammate producono visioni di demoni e mostri, traduzione e personificazione degli orrori della guerra.

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Sicuramente è un film che ho apprezzato molto, mi è molto piaciuto, soprattutto il confronto con la madre dell’amico Geoffrey, molto emotivo, edificante e di ispirazione per Tolkien stesso. O almeno, il Tolkien di celluloide. Ma non c’è l’incontro che speravo di vedere con C. S. Lewis, non c’è un approfondimento sulla relazione con Edith, se non un litigio  e l’ultimatum di lei sul non riuscire a scrivere di lui. Nulla sulla loro vita coniugale, sul loro amore così importante, tanto da ispirargli i personaggi di Beren e Lúthien e rivedersi in loro.
Non ci sono gli Inklings, non ci sono che poche misere scene nelle quali si spiega l’importanza delle lingue, del loro mescolarsi, delle influenze sui popoli e culture, che è proprio il centro degli studi del professore.

In sostanza, come dicevo anche sul mio profilo Instagram agli amici di Tolkienitalia.net, è un film coinvolgente, emozionante, entusiasmante perché riusciamo a entrare brevemente nel cuore dello scrittore, interpretato da Nicholas Hoult, c’è una bella narrazione con un ritmo davvero incalzante, ma poi la sceneggiatura si spegne, si affievolisce invece di caricarsi, di pompare e di giocare, nonostante siano molte le biografie sull’autore.

Il risultato è quindi un viaggio che parte e che si conclude senza un vero godimento, nel momento in cui Lo Hobbit inizia a prendere forma. 
Sembra quasi un’occasione persa e mancata, che mi ha lasciato, nel finale, con la bocca molto amara. E il dispiacere è enorme proprio perché stava riuscendo, stava funzionando, avevo i brividi, riuscivo a trovare lo stesso feeling che ho avuto con la lettura della biografia scritta da Humphrey Carpenter, capace di rinsaldare quell’empatia che sin da bambino provo per Tolkien.

Peccato, davvero peccato.
Se dovessi limitarmi al godere del brodo di giuggiole di questo sentimento, di questa empatia, il film è perfetto.
Se invece penso a quanto manca della relazione con l’editore, alla fatica e agli appunti per Il Signore degli Anelli, alla lotta per non separarlo in tre libri, alle continue pause tra una sessione di scrittura e l’altra… beh allora si, manca molto e manca molto la narrazione della maturità dell’età adulta, dell’insegnamento, dell’invecchiare e il dolore per la perdita della moglie amata.

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Mi sarei aspettato di più, sinceramente. È quasi come un colpo nell’acqua.

E voi lo avete visto? Cosa vi è piaciuto, se c’è qualcosa, e cosa invece speravate di vedere? Bravi gli attori, sicuramente! Molto bravi, interpretazioni intense e i rimandi alla musica di Wagner in combinazione con la seppur breve accennata mitologia tedesca, norrena ecc

Insomma, ditemi la vostra, scatenate la vostra critica, siate spietati ma educati, vi aspetto nei commenti qui sotto.

E se la puntata vi è piaciuta, ricordate di mettete mi piace e di condividerla con i vostri amici e se ancora non vi siete iscritti, cliccate il pulsante e la campanella a lato!

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Pubblicato da Re_Censo

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