@Re_Censo #415 Gli Affamati | #LASETTADEILIBRI

Gli Affamati
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Oggi torniamo a vestire i panni della Setta dei Libri per la lettura di marzo 2021. Iniziamo!

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Il libro di cui parliamo oggi è “Gli Affamati“, lettura mensile per La Setta dei Libri, è scritto da Mattia Insolia, per Ponte Alle Grazie, 2020. Costo di 14€.

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Parliamo brevemente di Mattia Insolia.
Nato nel 1995 a Catania, è credo l’autore più giovane incrociato sinora con la Setta.

Laureato alla Sapienza in Lettere, ha perfezionato gli studi in Editoria e pubblicato vari racconti per antologie, scrivendo per diverse riviste di cultura e ad oggi collabora con L’Indipendente, parlando di cinematografia e critica letteraria.

 

 

 

Prima di passare alla storia e a quel che penso, apro con una piccola nota negativa, che per me è tale perché anche se il Ponte alle Grazie è una casa tutto sommato giovane, fa parte della Salani e mi sarei aspettato più attenzione nel correggere errori di battitura. Infatti in poche occasioni mancano i caporali in apertura per i dialoghi diretti, viene messo uno spazio prima della virgola e c’è un corsivo dove non dovrebbe esserci.
Sono piccolezze, ma molto importanti per quanto mi riguarda.

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Detto questo, Gli Affamati è la storia di due fratelli, Paolo e Antonio, ventidue e diciannove anni. Certamente non è una storia che riguarda solo loro, ma più in generale anche il sud, qui incorniciato nella cittadina di Camporotondo, casa di 5000 persone in quel di Catania, Sicilia.
Riguarda il sud, lasciato a se stesso, alla situazione di indigenza radicata in quei paesini difficili da gestire e da credere reali, ma che sono culle di sofferenza e di situazioni familiari fin troppo ripetute e che diventano ipocritamente note ai giornali quando accadono disgrazie, che sarebbero facilmente evitabili, se si curasse il tessuto sociale e soprattutto familiare.

In questo contesto di desolazione e di appiattimento, troviamo due ragazzi molto fragili, cresciuti in una famiglia a dir poco sconquassata. La madre è scappata di casa quando i due erano piccoli, lasciandoli soli con un padre violento, fino alla morte di lui in una notte particolarmente innaffiata dall’alcool.
O almeno così sembra inizialmente.
In questa situazione, l’unico equilibrio si crea con l’abitudine e il rafforzare la posizione e alcuni ruoli, mentalmente anche ereditati dalla propria condizione familiare ereditata.

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Quindi Antonio è quello che si occupa della casa, di fare spesa, di cucinare, di fare il maggiordomo e il badante del fratello più grande e Paolo, l’unico a dover portare i pantaloni in casa, deve occuparsi del lavoro e di portare soldi. Il suo lavoro è in un cantiere ed è riuscito a trovarlo solo perché il padre, Stefano, era molto conosciuto a Camporotondo.

Ma i due ragazzi non sono effettivamente soli.
A distrarli dalla loro situazione e dall’urlante dolore che entrambi hanno nel loro profondo, vi sono i loro amici, amici che come sempre rispecchiano anche l’indole dei due.

Italo, amico di Antonio, fa parte della società da bene, di quella borghesia che si è arricchita con il lavoro e la fatica, che non se ne vanta certamente, ma che è quanto di più distante dalla situazione di Antonio e soprattutto di Paolo e dei suoi amici Carlo e Nicola, veri e propri bulli, alcolizzati, distruttori.
Quindi se con Italo c’è voglia di rivalsa, un puntare in alto, rappresentato dalla fuga di Antonio, con Carlo e Nicola invece, vediamo il ciclo e la spirale di distruzione che Paolo ha intrapreso e che non fa altro che acuire ancor più la sua situazione, peggiorandola.

In realtà, nessuno dei due fratelli sembra sia in grado di cavarsela.
Il loro è un legame tossico, che si mantiene in equilibrio col silenzio, con la rabbia, col prevaricarsi a vicenda. Un mutuo soccorso che si indebolisce quando ciò che hanno dentro prende il controllo della situazione e li fa sbarellare.
Ed è proprio la rabbia a muovere Paolo per la maggior parte del racconto, perché non riuscendo a gestire la propria vita, non potendo esprimersi diversamente, in lui monta una collera che rompe gli argini e che deve trovare per forza uno sfogo in azioni violente ai danni di altri, persone, animali, proprietà.

Però, come dicevo, neanche Antonio è un santo, proprio lui che era così piccolo quando accadevano le cose più atroci in casa, sviluppa la sua personalità attorno ad un vuoto e un dolore incalcolabili.
Se Paolo monta in rabbia a causa della sua incapacità di relazionarsi e comprendere come gestire stress, tensione, aspettative e responsabilità, Antonio invece è ancora più subdolo, sotterraneo, capace di coprirsi di azioni nefaste già da piccolo, perché possa liberarsi di chi lo fa soffrire, pur di non vedere ripetersi gli stessi meccanismi che lo hanno in un certo senso traumatizzato e che lo hanno quasi mutato in una piccola bomba a orologeria.

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Gli Affamati è un libro sporco.
Non sporco perché racconta in maniera cruda la vita di questi giovani, il che potrebbe comunque essere vero, ma sporco nel senso di crudo, reale, senza il minimo tatto.
È il racconto di come la propria natura sia in continua contraddizione e scontro con la natura di ciò che li circonda e delle aspettative che si percepiscono, delle differenze che si sperimentano, del dolore che non viene condiviso.
Muri su muri, difese per partito preso, alcool a quantità, che porta ad acuire situazioni già difficili, di due fratelli che non hanno mai sperimentato realmente l’amore, che tentano di bastare a se stessi e di difendersi, arrancando nel quotidiano come una trota che corre contro corrente con tutte le sue forze.

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Insolia riesce ad aprire, più che a creare, uno spaccato su una cittadina, su una catapecchia, una finestra sulla vita di due altrimenti anonimi ragazzi che possiamo benissimo incontrare nelle nostre città, nel nostro quartiere, camminando sul ciglio delle strade quasi anonimi, ma al centro di risse e scontri, sulla bocca di tutti, visti da sguardi giudiziosi, e dà loro voce, senza il bisogno che i due sappiano di star parlando a qualcuno.
Li osserviamo nel loro vivere, arrancare, sudarsi la giornata, in un’estate ricca di umana disperazione, del fetore del sudore e di quella nota acre di insoddisfazione, sottoposti a spinte continue su come la famiglia li vorrebbe, come la società li vorrebbe, su come loro pensano che questi li guardino, ovviamente dall’alto in basso.

Questo è il racconto sorprendente, profondo, di due vite che scoppiano quando tutto l’equilibrio che si sono creati, vacilla, conducendoli ad una parabola che dal soffocante quotidiano, li porta ad un destino quasi già scritto, ma definito dalla scrittura di questo giovane autore, così capace di mostrarci due vite con una semplicità e una pietas, come dice la quarta di copertina, che non leggo da molto, molto tempo e che mi ha arricchito tanto e che, sicuramente, porta questa narrazione a essere la migliore di tutta l’esperienza della Setta sinora.

Veramente un libro molto bello, molto sentito.
Ho provato moltissima empatia con entrambi, mi sarebbe piaciuto che alcune cose fossero esplorate meglio, che trovassero più spazio, ma la rincorsa in questa vorticosa autodistruzione è fortissima ed evidente, tanto che si arriva al finale, saltando in questo flashforward potentissimo, che fa necessariamente mancare la narrazione di quegli ultimi eventi, ma che lo stratagemma inscenato da Insolia, con una lettera di Antonio come conclusione, acquista una potenza incredibile e mette sia un punto fermo e quindi la parola fine ad un arco narrativo, ma poi lascia aperto un mondo nuovo tutto da esplorare e vivere, si spera, diversamente.

Bello, molto molto bello.

Adesso però ditemi la vostra, vi aspetto nei commenti qui sotto, mi raccomando! 

Vi ringrazio per la visualizzazione e per aver passato del tempo assieme!
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Pubblicato da Re_Censo

Re_Censo è un nome inventato, gestito, prodotto e presentato da "OIRAD Studio d'Arte Grafica di Piedimonte Dario". Format di videorecensioni di libri, fumetti, manga, anime, film e telefilm.

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