@Re_Censo #351 The Danish Girl, la Diversità | #LASETTADEILIBRI

The Danish Girl
#LASETTADEILIBRI

Oggi torniamo a vestire i panni della Setta dei Libri per la lettura di luglio 2020. Iniziamo!

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Il libro di cui parliamo oggi è “The Danish Girl“, decimo libro de La Setta dei Libri, è scritto da David Ebershoff, per Giunti, 2016. Costo di 10€, che ho acquistato sul Amazon, link affiliato qui sotto.

@Re_Censo #351 The Danish Girl, la Diversità | #LASETTADEILIBRI David Ebershoff

David Ebershoff, è nato nel 1969 a Pasadena ed è uno scrittore, editor e insegnante di scrittura creativa alla Columbia University. Online si riscontra davvero poco sulla sua vita privata, sulla sua formazione, percui mi limito a dire che ha scritto ad ora quattro romanzi, tutti bestseller, molto venduti e tradotti in tutto il mondo.
Per i temi che tratta nelle sue opere, è considerato tra i 100 esponenti di spicco più influenti al mondo per le tematiche LGBT.

Il romanzo di oggi è il suo d’esordio, “The Danish Girl“, da cui è stato tratto l’omonimo film con Eddie Redmayne e Alicia Vikander. Il libro in questione, come è sottolineato nella Postfazione, è una libera interpretazione e ricostruzione degli avvenimenti privati di una coppia realmente esistita, Gerda (in italiano trasposta come Greta) e Einar e della decisione di quest’ultimo di trasformare il proprio corpo in quello per lui più adatto, di una donna, divenendo così Lili.
Se vi interessa sapere il mio pensiero, ne ho parlato in un video con la mia amica Paola, ve lo lascio così che possiate recuperarlo. È alquanto vecchiotto e acerbo, ma all’incirca il mio pensiero sul film è alquanto chiaro.

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Il romanzo che vediamo oggi, è il mio desiderio di lettura del mese di luglio per la Setta dei Libri, in quanto le letture erano a scelta, seguendo il tema della diversità in tutte le sue accezioni. Io forse mi sono rifatto al concetto più discusso ultimamente, ma solo perché volevo assolutamente trovare un pretesto per recuperare e leggere questo libro. Ed essendo questa una storia ispirata alla vera biografia dei protagonisti, la tratterò con quanto più rispetto e delicatezza possibili, cosa che spero facciate anche voi nei commenti qui sotto.

Al tempo stesso, avevo suggerito di leggere:
Una casa per Jeffrey Magee
L’uomo che trema 
Il Piccolo Principe 
Noi siamo Infinito

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La storia si apre con la vicenda simbolo e possiamo dire scatenante, del percorso di Einar, ossia il momento nel quale la moglie Greta gli chiede di vestire da donna e posare per farle completare un ritratto di una cantante, prima che lei arrivi.
Ed Einar, con la pelle a contatto con quelle calze, con il tessuto di quel vestito, inizia un viaggio che si era sopito a lungo, da quando, da piccolino, aveva messo un grembiule della madre per giocare con un amico, Hans, e il padre, scopertolo, lo aveva sgridato.

Quella sessione di posa ha così risvegliato una realtà all’interno del personaggio, scatenando in lui una personalità a lungo sopita, ma che lentamente e prepotentemente, nel giro di pochissimi mesi, è salita a galla e si è data il nome di Lili.

A dispetto del film, nel quale c’è ben poco del passato dei due protagonisti Einar e Greta, nel libro questa cosa è stata a lungo esplorata ed è un ricamo importantissimo, che mi ha dato molta più profondità, aggiungendo molta umanità a quanto raccontato già nella sola pellicola. Il viaggio di Lili alla rinascita e alla sua autodeterminazione, che inevitabilmente porterà Einar alla morte, culmina nella trasformazione del corpo maschile dell’uomo in quello nascosto visceralmente in esso, di una donna. A differenza, ancora, che nel film, che io ricordi, qui è sottolineata anche tutta la procedura chirurgica cui Einar si sottopone e il fatto che in lui, nelle sue viscere, già esistevano i caratteri femminili, mentre esternamente Einar appariva come uomo solamente.

Nell’alternanza narrativa tra il presente e il passato dei due, quindi tre, protagonisti, Einar, Lili e Greta, a mano a mano si vede proprio palesemente il percorso travagliato di Einar che sente in se sempre più forte l’impulso dell’identità di Lili di voler emergere e prendere possesso del suo corpo, della sua vita. Già a partire dal viaggio che compiono a Parigi nel 1929, Lili si dimostra molto più presente e attiva, rispetto all’identità di Einar, che sembra esser rimasto rintanato nella Casa delle Vedove a Copenaghen.

In più ci sono raccontati i tentativi di Lili di approcciarsi ad altri uomini, a lasciarsi corteggiare e scoprire e sperimentare le proprie reazioni con loro e di come il velo, chiamiamolo così, tra Einar e Lili, si assottigli sempre più, quando a Parigi lui visitava alcune case chiuse e si lasciava inebriare dai corpi nudi avvinghiati tra loro, in una transizione sempre più forte, non solo psicologica, mentale, ma anche fisica.

Anche Greta è approfondita molto di più; conosciamo il suo passato, il fatto che sia stata già sposata e che il marito sia morto prematuramente, che abbia avuto un figlio, nato morto, delle aspettative dei suoi genitori, delle sue aspettative e desideri e di come sia arrivata a Copenaghen, all’Accademia di disegno, di come abbia quindi conosciuto Einar e si sia innamorata di lui, nonostante lui fosse un suo insegnante. Scoprendo il passato di Greta, scopriamo forse anche la pasta di cui è fatta e i collegamenti logici, naturali, che fa nel comprendere il marito, sempre più distante a letto, e di accogliere Lili, sempre più presente e fragile, ma allo stesso tempo bisognosa di attenzioni e di cure, soprattutto quando iniziano le emorragie, inspiegabili e misteriose di lui, che si presentano ogni mese, allontanandolo, come altro, dal cavalletto e la pittura che lo ha reso celebre, avvicinandolo sempre più alla sua vera natura, alla natura che lui pensa e crede sia la sua.

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Questo libro, già prima di arrivare alle operazioni chirurgiche, ci mostra con un tatto e una delicatezza incredibili, espresse prima di tutto proprio da Greta e dal suo prendersi cura del marito e di Lili, a scapito della sua relazione con lui, come sia questo un argomento delicato, importante, necessario alla realizzazione della persona. Ed è tutto raccontato con un’attenzione, una minuzia di dettagli, sia sul lato psicologico dei personaggi, che su quello degli eventi, cosa insolita per uno scrittore maschile, che di solito tralascia i sentimenti, a dispetto di scrittrici femminili, a riprova però di come non esista una linea di confine così netta in queste cose, ma tutto dipenda dalla sensibilità di ognuno, nel recepire, vivere e trasporre queste sfumature.

Nel dolore sempre più profondo di Greta, nel veder perdere via via il marito Einar e la possibilità di avere figli e una famiglia, non possiamo fare a meno di sentirci solidali con lei e fieri anche di come, nonostante tutto, sia sempre presente e attenta alle necessità di Einar, tanto da muoversi tra le strade di Parigi in cerca di un medico che possa capire e aiutare il marito e Lili a vivere la loro vita. Molti sono i tentativi, suoi e del fratello, che ci mostrano come, non solo per l’epoca, ma per la mentalità, gli studi fatti, il caso di Lili non sia certamente nuovo, ma non sia stato capito e compreso dai più che hanno etichettato Einar come omosessuale, schizofrenico, pazzo, confuso, quindi da internare e separare dalla società per il bene di tutti.

Se nel film, il percorso chirurgico del professor Bolk è visto come castrante e di creazione dei caratteri femminili, quello nel libro è molto più radicale e probabilmente vicino alla realtà biografica della vera Lili Elbe; il medico, avendo trovato in Einar anche le ovaie, motivo per il quale lui sanguinava ogni mese, ha tentato anche di impiantare un utero nell’addome dell’uomo/donna. Un tentativo, quello chirurgico, che nella pellicola vediamo finire molto male, drammaticamente proposto sotto gli occhi degli spettatori, ma che nel libro è raccontato con una poesia e una simbologia tutta personale nel vissuto di Einar, dal grande significato, anche se di sicuro con un impatto emotivo differente, ripreso in maniera differente nel film con una sciarpa che svolazza via.

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Non sono mancati gli scontri tra Greta e Einar, agli inizi di questo percorso nel quale lei stava perdendo il marito giorno dopo giorno, così come non sono mancati quelli tra Greta e Lili, ormai sempre più pronta a spiccare il volo e a ricrearsi una vita e una relazione con l’uomo che sin da subito ha risvegliato in lei i suoi desideri, cosa inconcepibile per Greta che in quei giorni riviveva un flusso di ricordi, alla ricerca di un filo rosso, di un senso, di un significato, senza rendersi conto che, romanticamente, aveva già accanto chi avrebbe potuto e voluto vivere con lei tutta la vita, quasi come un regalo fatto dal passato di Einar alla moglie perduta.

Un libro davvero toccante, a tratti commovente, di certo ha la grande pretesa, la giusta pretesa e forza, di calamitarci ad argomenti a noi lontani, distanti, quasi inverosimili, ma che però esistono e forgiano la vita e la sofferenza di tanti altri. Ci spinge a entrare nei panni di persone che non si rivedono nel corpo con cui sono nati, nelle vite che sono stati quasi costretti a costruirsi e ci lascia segnati dalla domanda: chi sono io per giudicare, chi sono io per commentare, chi sono io per ingabbiare la vita di un’altra persona, secondo i miei canoni, secondo i miei modi di vedere e vivere.

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Sapete benissimo che io sono cristiano, che credo fortemente nel messaggio evangelico tradotto nei secoli dal succedersi degli apostoli, fino ai giorni nostri. E proprio per questo motivo, so benissimo che non è il proibire a qualcuno di vivere la propria vita, a esprimere il mio credo, la mia fede. Posso non essere d’accordo su molte cose, con molte persone, ma è anche vero che penso che ognuno di noi sia libero di vivere come meglio pensa sia per se stesso. Se il mio compito, da cristiano, è quello di far conoscere Cristo e il suo Vangelo, non sta nel limitare gli altri, ma nel mostrare come invece anche in questa condizione di vita, come in tutte le altre, Dio ci ama lo stesso.
Ma non voglio soffermarmi oltre, come già abbiamo avuto modo di dirci in passato, non voglio che questo sia argomento delle nostre chiacchiere, poi se volete un confronto, possiamo averlo tra i video vlog sul mio canale personale.

Una sola cosa voglio aggiungere, riguardo la polemica che si sta portando avanti da tempo, già da prima dell’omicidio di George Floyd e del movimento che ne sta uscendo, probabilmente in maniera troppo violenta, distorta e ormai improduttiva. Non è con la violenza che si fa cessare la violenza, ma non è di questo che voglio parlare.
Ciò di cui parlo, lo riassumo con questa frase: grazie a Dio, questo film è uscito prima di questi movimenti, perché altrimenti sarebbe nata la polemica che avrebbe voluto un trans al posto di Eddy Redmayne, solo perché un nero deve fare il nero, l’asiatico l’asiatico e quindi un trans deve essere interpretato da un trans, lasciando quindi al mondo dell’intrattenimento il compito di dover forgiare l’azione politica dell’inclusione, dell’accettazione del diverso, del dare lavoro alle minoranze ecc.

No, assolutamente no.
Il ruolo dell’attore è quello di annullare se stesso, di entrare nella vita del personaggio, di diventare il personaggio e di mostrarlo così al pubblico, raccontandone una storia. La polemica è futile, è davvero aria fritta. Non si sceglie un attore solo per il physique du rôle, ma per le sue capacità attoriali. Ricordiamoci ad esempio il teatro inglese all’epoca di Shakespeare, quando gli uomini erano i soli a poter calcare le scene e quindi facevano anche il ruolo della donna. Certo, lì c’era un intento politico e ignorante, nel limitare certe professioni alle donne. Ma ciò che conta, in questo esempio, è che il teatro non è morto. Molti attori erano famosi per le loro interpretazioni femminili.
Tornare a queste limitazioni è anacronistico e sbagliato e con le tecnologie che ci aiutano, che ci permettono di vedere su schermo alieni, mostri e razze di tutti i tipi, non vedo nulla di male nel far interpretare ad una occidentale un personaggio asiatico e modificarlo in CGI, come far fare la parte di un nero ad un bianco o di un bianco ad un nero e colorarne poi la pelle, proprio come un tempo si usavano maschere, protesi ed effetti speciali per rafforzare la finzione e il patto di illusione e incredulità con lo spettatore.

La politica faccia il suo corso, i cittadini siano quindi coscienti dei diritti lesi delle minoranze, combattano il razzismo, l’omofobia, la transfobia e la xenofobia, ma lasciano queste lotte nelle piazze, nei parlamenti e non nei prodotti di intrattenimento, dove la finzione e la realtà convivono da secoli, dove le storie e i personaggi si propongono per una catarsi più o meno profonda, per cambiare e far crescere lo spettatore una volta lasciata la sala.

E basta così, penso di non aver altro da aggiungere, ho sicuramente parlato tanto e se vi interessa quest’ultimo discorso, ditemelo e lo tratterò più approfonditamente in una puntata a parte!

Voi avete letto questo libro? Se si, ditemi la vostra, cosa avete provato per Greta, cosa per Einar e per Lili, quali sono stati i vostri patimenti, i vostri desideri, cosa vi ha fatto battere forte il cuore e cosa ha cambiato in voi l’idea che avevate inizialmente, l’ha confermata o ne ha dato una luce e un punto di vista differenti! Ditemelo nei commenti qui sotto, io vi aspetto con impazienza!

Vi ringrazio per la visualizzazione e aver passato del tempo assieme. E se la puntata vi è piaciuta, ricordate di mettete mi piace e di condividerla con i vostri amici e se ancora non vi siete iscritti, cliccate il pulsante e la campanella a lato!

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Re_Censo

Pubblicato da Re_Censo

Re_Censo è un nome inventato, gestito, prodotto e presentato da "OIRAD Studio d'Arte Grafica di Piedimonte Dario". Format di videorecensioni di libri, fumetti, manga, anime, film e telefilm.

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