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Zia Mame
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Oggi torniamo a vestire i panni della Setta dei Libri per la lettura di gennaio 2020. Iniziamo!

Il libro di cui parliamo oggi è Zia Mame, che il libraio ha tenuto subito a precisare, si legga all’inglese Meim. Per fortuna che ha subito capito cosa intendessi, altrimenti saremo stati le ore a cercarlo (non avevo gli occhiali e per di più pioveva da far paura!).
Zia Mame, terzo libro de La Setta dei Libri, è scritto da Patrick Dennis, per la Adelphi e lo troviamo in questa edizione tascabile, brossura, bellissima da tenere tra le mani, con la copertina morbida e vellutata.

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La storia è semplicissima: un bambino, Patrick, si proprio come l’autore, vive col papà che però ha un infarto e poco dopo muore. L’unica parente in vita è la sorella del padre, Mame, che dovrà quindi occuparsi di lui e a gestire la sua rendita e la sua educazione, è lo studio al quale il padre ha lasciato incarico nel testamento.
Nulla di più semplice e chiaro di questa piccola premessa, se non che, i problemi iniziano già dall’arrivo del giovanissimo Patrick a casa della zia Mame.

 

Tutto il libro è quindi il racconto della relazione che nasce, per forza di cose, tra il giovane e la zia, che viene delineata nel modo più assurdo possibile. Non sono poche le occasioni nelle quali questa donna, che non ammette di avere una certa età neanche quando sarebbe il caso di farlo, mette in difficoltà la crescita del ragazzo e, soprattutto, la relazione tra questo e, per dirne una, le istituzioni con cui ha a che fare, prima tra tutte lo Studio Knickerbocker di New York, nel quale l’amico del padre, Mr Babcock, tiene sotto controllo il patrimonio e l’istruzione del ragazzo.
Ma la zia Mame è una donna alquanto eccentrica e il povero Patrick se ne renderà poi conto sulla sua stessa pelle. I primi accenni si possono riscontrare nei modi di fare e di vestire, ma anche di come vive la giornata, eppure a riequilibrare questo c’è il suo fare così tanto materno e educativo che da al nipote, aiutandolo a crearsi un suo vocabolario e nel farlo entrare in contatto con culture e persone diverse, già dai primi giorni.

Sul percorso di studi di Patrick non ne parliamo neanche. Ci viene presentato come un cervellone, eppure abbiamo la riprova di come invece, al St Boniface non abbia questa grande rendita scolastica, che è andata poi a sfumare proprio a causa dell’intervento, anzi diciamo meglio, dell’intromissione della zia nella sua vita.
Ogni capitolo si apre con un nuovo aspetto di Mame che viene osservato e di come questo si intrecci particolarmente bene con la vita e la crescita di Patrick. È forse proprio questo legame che crea un bel gancio con il lettore che si lascia così condizionare dagli eventi e dai fitti dialoghi che si scandiscono e ripetono all’interno del libro, ben più di lunghe descrizioni e riflessioni autobiografiche, che fanno così pensare alla veridicità dei personaggi, alla realtà degli eventi come eventi realmente accaduti all’autore e alla sua protagonista.

Zia Mame è quindi vista come donna sola, ma espansiva, tenace, creativa, che nel momento del bisogno, della povertà e necessità, riesce a scendere dal piedistallo e non disdegna lo sporcarsi le mani col lavoro vero, di come però sia in realtà grandemente sfortunata e al tempo stesso una grande spendacciona, compensando forse i vuoti affettivi.
Interessante è il modo col quale si rialza e ricostruisce ad ogni caduta, riproponendo al mondo, e al nipote, una nuova versione aggiornata di se, non dimentica di abbondare, nel ricostruirsi, di tante piccole influenze culturali che nel frattempo l’hanno segnata. Ed eccola quindi intenta, suo malgrado e nonostante tutto, in procinto di sposarsi e di doversi misurare con la spocchia della famiglia del marito, capitato nella vita di Patrick un po’ per puro caso tra capo e collo.

Ma è da dire che a Patrick giovane, adolescente, le cose siano sempre capitate senza il suo reale concorso, lasciandosi scivolare un po’ tutto dalle spalle.

Spettacolare è il capitolo dedicato quindi alla caccia alla volpe e di come si è sottolineata la natura di Mame, pronta a tutto pur di non sfigurare e non mostrarsi al di sotto delle aspettative; una donna tenace, pronta a dirla grossa su di se e a farla ancor più grossa. Di quel capitolo adorerò sempre la suocera, la Signora Burnside e il suo espansivo modo di darsi… delle arie. Tutto questo sembra però creato più col pretesto narrativo del raccontare un evento, che altro, poiché, giriamo pagina, capitolo nuovo, tutto è scomparso e Zia Mame è vedova e poco dopo, dinuovo pronta a mettersi in gioco.

Seppur la storia sembri sempre focalizzata su Mame, ad un certo punto, man mano che Patrick cresce, il focus sembra tornare su di lui, come se ad una certa età, Mame è dipinta più come una influenza, che come presenza fisica.
Eppure, proprio quando Patrick si innamora ed è pronto, nonostante non abbia grandi risorse e neanche capacità lavorative (eppure, ricordiamoci che all’inizio è raccontato come un buono studente), a sposarsi, togliendosi da un grande impiccio quale era la sua ragazza-squillo, Mame ritorna con tutta la sua irruenza.

Insomma, passano i mesi e gli anni, ma lei resta sempre la stessa e stavolta il suo agire si fa più sottile, più, volendo usare il suo linguaggio, psicologico. Non è diretta, ha forse capito che al nipote le cose non bisogna dirle, ma fargliele trovare in faccia. Ed ecco che smaschera i futuri suoceri del ragazzo, dei gran maiali filonazisti che saranno di sicuro puniti dal progetto di Mame di costruire un rifugio per gli ebrei in fuga dall’Europa, anche se nel libro non è dato sapere.

Patrick quindi va in guerra, in Africa, e quando torna trova la zia intrisa di un bisogno di maternità tanto alto quanto basso è il suo progesterone, potremmo dire.
Non ha più l’età per diventare madre, ma accoglie, lanciandosi in questo nuovo progetto, degli orfani inglesi. Anche in questo caso, seppur non vi sia calma piatta ma l’opposto, Patrick è disegnato come stalagmitico, nulla lo smuove, nulla lo cambia, il lavoro con gli orfani lo riempie, o meglio gli riempie le giornate. Ad essere in perenne evoluzione è sempre la zia che così, liberatasi del fardello, sparisce e quando riappare, torna ad usare spavaldamente tecniche psicologiche per incatenare il nipote e fargli credere di aver trovato la sua futura moglie sulla Maddox Island.

Devo esser sincero, se questa è l’estate doro di Mame, non lo è per lo scrittore, che subito fa scorgere il vero interesse di Patrick che, finalmente spoglio di illusioni, quasi purificato e forgiato da ciò che non vuole al suo fianco, scappa con la figlia del barista e torna a New York.

Ma Mame non è pronta a uscire di scena e otto anni dopo torna in America, stavolta intrisa dalla cultura Indiana ed è prontissima a ricominciare col figlio di Patrick e Pegeen.
Ritroviamo tutti i sistemi, le tecniche, le tattiche e il comportamento appreso con l’incontro primissimo tra Patrick e Mame, qui ripresentato tra lei e Mike.

Una familiarità, un sentirsi a casa, che conclude decisamente con lo spirito alto una narrazione assai particolare, molto coinvolgente, passionale, magnetica, che seppur delinei Mame come un personaggio borderline, è riuscita comunque a farci illudere che tutto questo sia realmente esistito e che quindi una Mame realmente abbia combinato tutto quel popò di roba che abbiamo letto.
Il continuo contrasto tra la realtà e quello che faceva e come vivevano lei e Patrick, ha creato nel lettore quella sana voglia di saperne sempre di più, consapevoli che l’inganno era presente.

Ma non è neanche detto.
All’epoca della fortuna editoriale di questo libro, l’autore era riuscito a creare un certo fascino e mistero attorno alla figura di Mame.
Solitamente apro la recensione di un libro parlando dell’autore, ma qui c’è un piccolo compendio, a fine libro, proprio sull’autore, quindi dimenticatevi di Patrick Dennis e mettete chiaro in mente un certo Edward Everett Tanner III, della cui storia si potrebbe discutere a lungo, ma che proprio per la sua ambigua eccentricità e creatività, è stato grande protagonista dell’editoria degli anni ’50 e ’60 in America.
Allora, conosciutolo un po’, non risulta poi così difficile capire da chi e come sia venuta fuori Mame e le incredibili situazioni che l’hanno vista protagonista.

Ma si sa, siamo tutti, in fondo, un po’ dei sentimentali, romanticoni, inguaribili nostalgici che vogliono tornare liddove sono stati bene. E Zia Mame è proprio il porto sicuro, turbolento e frenetico, che sa accoglierci e chissà che non ci dia occasione di incontrarla ancora, in altri libri dello stesso autore.

Ho trovato interessantissimo il continuo aprirsi dei capitoli con la storia, quasi parallela, del Selezione e della Miss Indimenticabile, per me una incognita, rapportata però di continuo alla figura di Zia Mame, alla sua età, stile di vita e di quanto poi avrebbe combinato in quel frangente storico.
Anche se elaborazione successiva, che ha valso finalmente all’opera la pubblicazione, più volte precedentemente rigettata, è forse la chiave, il trait d’union che collega ogni capitolo che altrimenti sembrerebbe slacciato l’uno dall’altro e richiuderebbe il libro come raccolta di racconti autoconclusivi. Invece, questo piccolo lavoro di ricamo ha creato un ambiente familiare, accogliente, strampalato, oltremodo assurdo, ma divertentissimo, comico, ironico, sagace e alla fin fine, anche Patrick è stato contaminato da Mame, oltre al suo stesso vocabolario.

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Non trovate?
Questa volta non ho potuto aspettare l’incontro della Setta, non solo perché capitava a inizi febbraio, quindi avrebbe slittato troppo l’uscita di questa puntata, ma perché avrebbe creato una buca che non potevo colmare nell’immediato. Quindi sarò curioso di sapere voi altri della Setta e voi Recensiani cosa ne pensate a riguardo e quale altro libro su Zia Mame vorreste leggere dopo di questo!

Vi ringrazio per la visualizzazione e aver passato del tempo assieme. E se la puntata vi è piaciuta, ricordate di mettete mi piace e di condividerla con i vostri amici e se ancora non vi siete iscritti, cliccate il pulsante e la campanella a lato!

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Pubblicato da Re_Censo

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