@Re_Censo #288 Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve | #LASETTADEILIBRI

Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve
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Oggi parliamo di Sette e di Centenari! Iniziamo!

Come si capirà benissimo dal titolo, oggi vi racconto di questa bellissima iniziativa partita dalle menti di Marco Cioni, della Slim Dogs, e di Guglielmo Scilla, aka Willwoosh; la Setta dei Libri, una community online, un club di lettori che ogni mese si cimenteranno in una lettura prescelta, seguita e scandita in vari step settimanali e discussa di volta in volta, fino ad un incontro fisico e in remoto, a fine mese.
Mentre preparo questa puntata, l’incontro che si è tenuto a Roma per me ancora non s’è svolto, ma aspetto con impazienza di partecipare alla diretta e magari, in puntata, integrerò di sicuro con qualche spunto uscito dalla Setta tutta.

Libro di novembre era Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve, scritto da Jonas Jonasson ed edito da Bompiani nel 2011, mentre io ho la ristampa del 2018, con gli angoli stondati, in questo formato bellissimo da tenere tra le mani.
L’ho acquistato sul sito LaFeltrinelli, che ha avuto problemi con i pagamenti online e quindi è arrivato in estremo ritardo, quindi non ho potuto rispettare gli step, e l’ho letto in 10 giorni.

 

La storia è molto semplice, a complicarla sono due fattori: l’intreccio dovuto al ritmo dei flashback, e sostanzialmente alla quantità di gente che il protagonista incontra e al numero di nomi e soprannomi da ricordare.
Il nostro centenario, Allan Karlsson è rinchiuso in una casa di riposo e lungodegenza, detesta a dismisura la titolare, Alice, e decide che il giorno del suo centesimo compleanno è il giorno più appropriato per scappare. Dal momento che salta dalla finestra, si aprono le danze e dal primo capitolo, di meno di una paginetta, iniziamo due viaggi, appunto, uno che segue la linea temporale corrente, il 2005, nella quale seguiamo Allan Karlsson lungo la sua avventura da neocentenario che arriva alla stazione dei bus di Malmkoping e decide di rubare una valigia pesantissima di proprietà di un delinquente, prendendo poi un bus che lo porterà a nord.

Possedendo pochi soldi, ferma la sua corsa nei pressi di una stazione ferroviaria, dove incontra un altro delinquente, Julius Jonsson. Con lui, che lo ospita e gli offre vitto e alloggio, decide di aprire la valigia e di spartirne il contenuto. Ma il derubato riesce a seguire le tracce di Allan e raggiunge i due anziani. Ed è da qui quindi che prende avvio una nuova serie di eventi che costringerà Allan e Julius a intrecciare il loro percorso, dandosela a gambe levate, per quanto l’età dei due possa permetterglielo, incontrando un altro uomo, Benny, che sarà dapprima il loro autista e che poi, data la loro fuga, diverrà loro compagno.

Il trio dovrà far sparire le loro tracce quando la polizia di Malmkoping sarà chiamata a dover cercare il centenario Allan e i tre raggiungono così Sjotorp, dove incontrano una donna, Bella, il suo cane e il suo… elefante.

Ovviamente nel frattempo ogni passo compiuto nel 2005, è interrotto da un flashback che racconta del passato di Allan, di chi sia, quale sia la sua famiglia ed è facile da immaginare, di come sia quindi arrivato a dover sottostare all’odiosa Alice.

Questo viaggio inizia il 2 maggio 1905, proprio con la nascita di Allan. Alquanto sconvolgenti le rivelazioni sull’infanzia e ancor più sull’adolescenza di Allan, che lascio a voi leggere e scoprire, ma poi scopriamo come, affascinato dagli esplosivi e senza alcuna conoscenza e vera istruzione, il nostro giovane Allan si sia allontanato dalla terra natia, per andare in giro per il mondo, incontrando i personaggi pubblici più disparati, riuscendo a incastrare le vicende sue personali con quelle globali della seconda guerra mondiale, della guerra fredda poi, in un intreccio incredibile che alle volte rasentava quasi il ridicolo, eppure, supportato dalla realtà degli eventi, tra questi e il lettore si instaura quel bel patto di finzione, al quale ci si attiene talmente bene, da appassionare, sempre più, pagina dopo pagina.

Ma io credo che la chiave di tutto sia proprio Allan, al di là degli incontri che fa.
Perché inizialmente abbiamo il primo impatto con questo centenario che sembra quasi stralunato, che compie scelte e gesta decise sul momento. Niente lo lega, niente lo imbriglia, quindi si lascia trascinare.
Quando iniziano i flashback ritroviamo, nell’Allan giovane, lo stesso atteggiamento, ma moltiplicato dal fatto che è giovane e dovrebbe forse dimostrare un po’ più di spina dorsale e di autodefinizione, anche caratteriale. Invece ci sono alcuni momenti nei quali è padrone di se stesso, delle proprie scelte, una vera fucina di idee e piani da programmare, altre volte invece è in piena balia degli eventi, si lascia vivere, si lascia trasportare, subisce senza vero interesse. In questi attimi, nei quali è praticamente impossibile legarsi a lui, almeno per me, inizia ad essere difficile anche leggerlo, ma poi ecco che la scrittura ci sorprende dinuovo e lo vediamo rimpallare tra una collaborazione politica e l’altra, da una fazione all’altra.

Lui che, non avendo studiato, sembrando quasi un’ameba in certi momenti, addirittura impara più lingue e incrocia il passo di personaggi chiave, Churchill, Mao, Truman, Stalin eccetera.

Questa continua contrapposizione di atteggiamenti, che non si spiega neanche con le differenze d’età, rendono il personaggio di Allan molto malleabile, alle volte poco coerente con se stesso, ma quasi una creatura cui alcuni argomenti gli scivolano di dosso, non gli interessano, mentre altri, come l’acquavite e le cose che esplodono, sono molto presenti. Se nel percorso della sua vita passata troviamo molta coerenza in questo suo modo di fare, rifuggendo alcuni aspetti della vita, e inseguendo con interesse ben altri, in età avanzata l’autore sembra disegnarlo un tantino fuori dalle righe, soprattutto nelle sue azioni finali, sulla scoperta dell’intimità che ha sempre creduto preclusa (e qui mi chiedo come sia possibile a 100 anni e non nella fresca maturità) e di cosa significhi creare rapporti e relazioni con altri esseri umani e donne.

Sembra in effetti che Allan soffra di Asperger, non tanto per il linguaggio e ne abbiamo grandi esempi nei dialoghi che intesse anche con le alte sfere dei vari governi che incontra e aiuta, quanto per uno schema comportamentale e un ritardo cognitivo, o meglio un mutismo selettivo, che gli preclude, come detto, certi argomenti a dispetto di altri dei quali è molto più interessato. Prova e dimostrazione di tutto questo è la scarsa empatia dimostrata nella sua vita, se non nella vecchiaia avanzata, nell’episodio del gatto e della volpe. Per non parlare dell’egocentrismo che persino in circostanze assurde, lo mette sotto i riflettori, spingendolo a suggerire soluzioni non di sua competenza e a uscire dal seminato, a stringere le mani dei potenti.

Ci troviamo decisamente al cospetto di un personaggio particolare, molto ben delineato, ma uguale a se stesso per troppo tempo, mutevole, dal comportamento volubile, il che spiega fin troppo bene tutta una serie di eventi e di opportunità che gli si sono sempre presentate e che lo hanno sempre delineato come un personaggio non propriamente positivo, ma al quale tutto fila sempre liscio.
La lettura è scorrevole, soprattutto per il protagonista anche se ne ha passate tante, meno per noi che ci siamo barcamenati nel continuo salto temporale tra il passato e il suo presente.

Si arriva sul finale in maniera forse troppo repentina rispetto al ritmo del racconto degli eventi passati, forse troppo brusca e con una piccola serie di stravolgimenti. Un finale che lascia alquanto sorpresi, leggermente interdetti.

Seppur il libro mi sia piaciuto, seppur mi abbia trascinato e fatto sorridere o lasciato interdetto proprio per alcuni risvolti del comportamento di Allan, credo sia quel tipo di racconto che non trova spazio per una morale o una fonte di risposte: semplicemente non dobbiamo aspettarcele.

Allan si è sempre comportato in maniera disinteressata al mondo, quasi scollato alla vita e tutto ha avuto forse origini genetiche o origine dalle operazioni del professore Lundborg, che lo hanno segnato per sempre. Chi può dirlo. Sta di fatto che la domanda, alla fine di tutto è: Perché?

Perché Allan ha vissuto in questo modo, perché ha incontrato attori sul piano mondiale così importanti, riuscendo a saltare da un lato all’altro senza farsi molti scrupoli (se non sul finale e neanche tanto a fondo), senza un vero e proprio tornaconto? Perché è andato avanti senza pretese, senza un vero stipendio o interesse per chi lo attorniava?

E la risposta più stoica che posso trovare è: perché Allan è così, perché lo stesso cervello che a cento anni lo ha spinto a buttarsi fuori dalla casa di riposo, era lo stesso che gli ha permesso di girare il mondo senza subire apparenti danni a lungo tempo.
Semplicemente questa è la storia di Allan Karlsson e dobbiamo, stoicamente, prenderla per quella che.

E forse dobbiamo farlo, ricordando che molte volte non è importante il finale, quanto il percorso che lo ha portato a quel punto.
E qui, un vero finale non c’è, quindi il percorso potrebbe per lui ancora allungarsi oltre.

La cosa mi fa assai sorridere!

E voi, Recensiani, avete letto questo libro, avete deciso di partecipare anche voi alla lettura della Setta dei Libri?
Mentre voi, membri della Setta che siete all’ascolto, cosa ne pensate? Lasciatemi la vostra impressione a riguardo nei commenti qui sotto, sarò felicissimo di leggere cose ne pensate!

Vi ringrazio per la visualizzazione e aver passato del tempo assieme.

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