@Re_Censo #280 Downton Abbey | Telefilm&Film

DOWNTON ABBEY
Telefilm e Film

Bentornati su Re_Censo!
Facciamo un viaggio nei primi del ‘900, nell’aristocrazia inglese. Iniziamo!

Sto parlando di Downton Abbey, telefilm del 2010-2015, ambientato dal 1912 al 1926, nell’Inghilterra di Re Giorgio V.
Downton è una dimora aristocratica, fittizia, nello Yorkshire ed è governata dal Conte di Grantham, il lord Crawley con la moglie americana Cora e le sue tre figlie, lady Mary, lady Edith e lady Sybil. A dare colore e un forte tocco dello humor inglese c’è Maggie Smith, che interpreta la Contessa “madre” di Grantham, Lady Violet, faro conservatore dello stile di vita ottocentesco, inflessibile eppure morbida come il burro.

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La vicenda si apre con l’affondamento del Titanic e l’arrivo della tragica notizia: l’erede del Conte, un cugino, è morto nell’incidente con l’iceberg. Il dolore della sua perdita è subito messo in secondo piano perché a fare più notizia è il fatto che la tenuta è in pericolo e con essa il titolo nobiliare. A causa di un cavillo nella successione, il titolo è slegato dalla tenuta. La macchina degli avvocati si riattiva immediatamente in cerca di un nuovo erede che possa sposare Mary, unico modo col quale tenere in famiglia titolo e terre.

Nelle sei stagioni che si susseguono, entriamo nell’aristocrazia del tempo e quindi nei piani alti della tenuta e, ovviamente, in quelli bassi, esplorando le pene quotidiane della nobiltà, prossima ad uno stato di decadenza, e gli sforzi di una servitù sempre più vicina ad un cambio repentino della propria condizione sociale, sottolineata dal desiderio di alcune cameriere di lasciare il “servizio” e dedicarsi ad altri tipi di lavoro non ben visti, come la segretaria.

Quando l’erede viene trovato, questo non è avvezzo alla vita da nobile, essendo un avvocato e avendo idee fortemente contrarie alla nobiltà. Matthew dovrebbe conquistare il cuore di Mary, la primogenita altamente spocchiosa, che si crede la regina di Downton. Talmente piena di se da vivere in un mondo tutto suo, fatto di pretendenti e di regole lontane sempre più dal quotidiano.
Due personalità molto diverse e lontane tra loro che si avvicinano e si allontanano di continuo.

Nel frattempo, a mano a mano che si avvicendano drammi e gioie, scoppia la Prima Guerra Mondiale.
Molti tra la servitù e l’aristocrazia vengono chiamati e richiamati alle armi, sottolineando come in realtà si sia tutti uguali, ad un certo punto della vita, anche se i gradi fanno la differenza, dinuovo. Ebbene, Downton diventa un convalescenziario per merito dell’ultimogenita Sybil che nel frattempo ha seguito un corso come infermiera, altro motivo col quale si sottolinea l’infido cambiamento che sta avvenendo nella nobiltà. Ma il comportamento di Sybil riesce a trascinare con se anche la mamma Cora e le sorelle, in special modo Edith. Da casa nobile a casa di accoglienza.
Dato per disperso e forse morto in azione, Matthew riappare. È paralizzato, su una sedia a rotelle ed è ormai promesso sposo di Lavinia, così come Mary lo è di un imprenditore senza scrupoli e con lo sporco interesse per i soldi, cosa questa che disturba il Conte; un conto è gestire un patrimonio per arricchire la comunità e il prestigio della casa, un altro è il mero e rozzo interesse per il danaro.

Mary però non riesce a mettersi l’anima in pace, finché, finita la guerra, il dramma torna a Downton proprio in prossimità del matrimonio: Lavinia è affetta dalla Spagnola e morirà poco prima delle nozze. Un altro dramma scoppia quindi tra Matthew e Mary, poiché per lui Lavinia si è lasciata morire, consapevole che c’era ancora qualcosa tra loro.
Anche Downton piangerà poi i propri morti. Scappata con l’autista Tom Branson, Sybil torna a casa in dolce attesa, giusto per morire di parto in una delle puntate più forti, più crudeli e meglio riuscite. Così Tom, con la figlioletta Sybil, dovrà abbandonare i suoi moti rivoluzionari e secessionisti per una Irlanda libera dalla corona inglese, per amore della defunta moglie e della figlia, cercando un nuovo se stesso e il proprio posto nel palazzo, non ben visto dai nobili, non apprezzato da parte della servitù dalla quale proviene, per la sua ascesa sociale.

Ancora una volta il dramma tocca la famiglia Grantham. Mary, sposatasi finalmente con Matthew, con un matrimonio sfarzosissimo proprio come fosse una regina, partorisce finalmente e Matthew, preso dall’euforia, correndo in auto, si schianta e muore, offrendo allo spettatore l’ennesima scena strappalacrime, carica di pathos, riuscendo a trascinarci nello stesso turbinio di emozioni dei protagonisti, proprio nell’attimo per lui più felice.

Mary è così la vedova del futuro Conte, madre del successivo Conte.
A lei quindi non spetta nulla se non gestire l’eredità di Matthew e quindi parte della tenuta. Uscendo dalla depressione e dal lutto, deve combattere col padre per il modo col quale gestire le terre, aiutata da un rinnovato Branson.
Ma nel frattempo Edith si è innamorata di un anziano lord che vuole a tutti i costi sposare, abbandonandola, ovviamente, all’altare. Ormai oltre l’età da marito, Edith decide di rivoluzionare la sua vita e di rompere con l’etichetta, proponendosi come scrittrice per un giornale di Londra. La Lady giornalista è una perla preziosa per il direttore Gregson che se ne innamora. Mentre progettano di sposarsi, lui scompare in Germania e lei parte per il continente con la zia, per partorire in segreto in Svizzera, fuori dal matrimonio. La zia la convince a lasciare in adozione Marigold, ma lei la recupera e la offre ad una famiglia fittavola di Downton perché la custodiscano, finché la menzogna e il non poterla vivere come sua figlia non la fanno impazzire e la accoglie a casa, definitivamente.

L’evento più significativo al piano di sotto riguarda John Bates, valletto personale del Conte, e la futura moglie Anna. Accusato di aver ucciso la moglie, John passerà molto tempo in carcere e, il Conte in testa, cercheranno tutti di aiutarlo a difendersi dall’accusa. Poi sarà il turno di Anna, accusata di aver ucciso un uomo per strada. Insomma, anche per il piano di sotto i drammi non mancano e anche i momenti di gioia, quando finalmente i due si sposano.

Ma nel frattempo si sono succedute figure di un certo tipo e influenza tra i ranghi della servitù, producendo spessore e carattere alla trama, mostrandoci ancora una volta come la servitù cerchi di provare amicizia, compassione e voglia condividere la propria vita con chi invece si reputa più in alto, eppure l’epoca moderna bussa a tutte le porte, in maniere differenti: la realtà dice all’aristocrazia che è tempo di andare avanti e di svecchiarsi, di annullare le differenze che li vedono ad altezze diverse per il solo diritto di sangue, e spingendo la servitù a sogni audaci per autodeterminarsi e realizzare la propria vita.
Se addirittura due camerieri personali, Anna e John, si possono sposare tra loro, anche il maggiordomo Carson e la governante Hughes, riusciranno a passare la linea e a convolare a nozze. Inizialmente quasi come se fosse un dovere, poi con spirito propriamente inglese, riescono a mostrarci il loro sentimento e l’affetto che da anni li lega.

Ci sono di sicuro molte e tante cose, tanti i forti drammi da dire su questa serie tv, molte ne ho omesse, ma saltiamo sul finale, nel quale finalmente Mary riesce a fidarsi dinuovo di se stessa e col permesso del defunto marito, riuscirà a convolare dinuovo a nozze.

Partita come regina di Downton, scende di ogni titolo e grado, sposando un corridore, divenendo la signora Talbot.
Edith, diventata direttrice del giornale che ha ereditato dall’amato trovato morto, è ormai una donna in carriera, che può contare su se stessa con più sicurezza di se e troverà finalmente l’amore in un uomo qualunque, il signor Pelham, che d’improvviso, da semplice amministratore, eredita a causa di una serie di lutti, possedimenti e titoli, diventando Marchese e così Edhit, da praticamente nessuno sulla linea ereditaria di Grantham, fa il percorso inverso di Mary, rovesciando il proprio destino e salendo di dignità e grado rispetto alla sorella e ai genitori.

Memoria perpetua di un tempo che per lei non cambia, la Contessa madre, Maggie Smith, impersona quel personaggio fisso nel tempo che combatte e pretende di passare attraverso i secoli senza cambiare e senza adattarsi ai tempi, guardando con sospetto ogni cosa nuova, come il telefono, l’elettricità, le auto, anche se, alla fine dei conti, non è così.
Questa dicotomia la rende genuina, quasi una bambina, fresca, interessante. In più, come detto, è l’esempio più spiccato dello humor inglese.

La serie si conclude così, con un matrimonio da fare, una vita da continuare, nonostante siano molte le tenute e le case padronali che stanno chiudendo, vendendo o andando in rovina. Downton si conferma invece essere l’unica in grado di innovarsi e rinnovarsi.
Un finale quasi freddo, sospeso in un vuoto che deve divenire, ma che non viene raccontato. Quando lo vidi pensai ad una nuova stagione da aspettare. Anche per questo non ne ho mai parlato sul canale. Ed ero molto deluso da questo finale, perché non conclude nulla, non risolve alcuni personaggi e storie, lasciandole forse alla nostra fantasia.

Ebbene, ho saputo del film, seguito sui social la produzione e finalmente sono andato a vederlo.
Il cast è tornato quasi tutto, ma parlando di casa Grantham, siamo al completo, in pompa magna, con lo stesso regista, la stessa colonna sonora che torna alla grande nelle primissime scene del film, dando enorme valore alla presenza della tenuta di Highclere Castle che diventa, per continuità alla serie tv, quasi una entità vivente.
La vicenda del film è quanto mai chiara e semplice e segue lo stesso identico schema narrativo di una stagione passata; presentazione dei personaggi, scorcio di vita quotidiana, dramma in vista, caos, sconcerto e dolore iniziale, quindi le differenze tra le parti si annullano e tutti remano in un’unica direzione per giungere in spensieratezza alla conclusione.

I reali sono in viaggio nello Yorkshire e vogliono fare tappa a Downton per una notte. Il Conte annuncia a tutta la famiglia la notizia e subito fervono i preparativi.
Quanto trascorre? Un tre giorni? Almeno apparentemente è così. Un tempo forse molto ristretto, quando siamo abituati a organizzazioni più lente e programmate, per l’epoca.
Ma è pur sempre un fuori programma che da il via ad una narrazione che mantiene lo stile del telefilm su più aspetti.

I personaggi, in particolar modo la servitù, non sono cambiati ma si solo evoluti in nostra assenza, sono molto più coesi, i tempi li stanno spigliando e se prima non potevano esprimere il loro pensiero, ora si sentono molto più liberi di farlo, se non avanti ai padroni, tra loro.
A Downton rientrano tutti, chi prima chi dopo. Ma soprattutto arrivano facce nuove, come una lontana cugina, ora dama di compagnia della Regina e con lei i problemi di una nuova eredità, perché si, più che l’arrivo dei reali, i protagonisti rimangono i Grantham e la loro servitù.

Quindi la prima difficoltà riguarda la servitù nel doversi mettere da parte per l’arrivo di chef, governanti, valletti e quant’altro che entrano con l’intento di soppiantarli, come se Downton fosse ora casa loro, finché i reali saranno lì. Persino Carson, vecchio maggiordomo, trova la porta aperta per rientrare in servizio, forse in modo un po’ forzato, senza senso, ma che riaccende il fasto dei tempi andati e il sorriso sul viso di chi guarda. Tutto torna al proprio posto, si stringono alleanze nuove e sono messe da parte le gelosie, pur di mantenere alto il nome di Downton.

Il solito dramma è presto servito e anche se velato dal mistero, già prima di metà film avevo i miei sospetti su Lady Bagshaw, la cugina del Conte, così come sulla sarta della Regina, che ha fatto nascere dubbi troppo in fretta nella mente di Anna Bates, ormai allenata a vedere il marcio al piano di sotto, per farsi gabbare dall’ultima arrivata.

Questo è l’esempio eclatante di come un telefilm che approda al cinema ne ha solo da guadagnare. Molte persone che erano in sala con me, neanche sapevano del telefilm e dei trascorsi dei personaggi, il che è un grande peccato.

Tre donne sedute avanti a me avevano i loro dubbi e mi sono intrufolato nella discussione, fuori dalla sala, spiegando loro i trascorsi a casa Grantham e quindi come tutto fosse lineare, semplice, entusiasmante e di come il film stesso sia un vero e proprio finale, più di quanto lo sia stato il finale di serie.

La narrazione dei personaggi, di tutti i personaggi, trova la giusta conclusione, nuove storie si possono aprire, come per Branson e la cameriera di Bagshaw (interpretata da Tuppence Middleton, la stessa attrice apparsa in Sense8 che mi ha fatto impazzire!), per Daisy ed Andy, per i Marchesi di Exam, per l’incerto Molesley e Baxter, e che fanno presagire quel senso di futuro da compiersi che noi potremmo non vedere, ma che ora ha una chiusa meno incerta e oscura… anche se oscuro è il presagio di ciò che accadrà alla Contessa madre, Violet Crawley e la sua rivelazione a Mary in chiusura.

Ma tutto questo assume un aspetto meno amaro, per quanto possibile, eppure nostalgico e carico di passione, quando si preannuncia e si spera che a Downton ci sarà sempre un Grantham a prendersi cura di tutto, anche tra cent’anni.
Un dolce omaggio alla famiglia che realmente abita la residenza estiva di Highclere nell’Hampshire, del Conte di Carnavorn, Pari d’Inghilterra, la cui linea è tutt’ora in vita.

Un film davvero delizioso, gustoso, trascinante, emozionante e divertente, che trova comunque il modo di illustrarci i lati negativi dell’epoca e al tempo stesso lancia sguardi di fiducia al futuro, mostrando non solo la condizione nobiliare e il loro infausto destino, ma anche la rivoluzione servile sempre più imminente e la realtà omosessuale, vissuta in piena clandestinità e qui dolcemente interpretata da Barrow e Ellis (interpretato da Max Brown direttamente da The Tudors nella parte di Lord Seymour, fratello di Jane Seymour moglie di Enrico VIII), e di come si concluda con una nota positiva che fa bene al cuore.

Siccome penso di aver parlato troppo, credo sia bene che io mi fermi qui, ma avrei davvero tanto e tanto altro di cui parlare, di come la fotografia sia sempre la stessa, accogliente, calda, di come sia cambiata la regia in merito alle inquadrature e al fatto che vi siano più scene con la camera a mano libera e grandi inquadrature aeree e di tanto altro ancora, ma mi fermo qui… potrei andare avanti per ore!

Vi aspetto allora nei commenti qui sotto, ditemi cosa ne pensate, cosa vi è mancato, cosa vi è piaciuto e se come me sentite il bisogno di un rewatch della serie e del film!

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Pubblicato da Re_Censo

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