@Re_Censo #273 Breaking Bad

Breaking  Bad

Bentornati su Re_Censo!
Indossiamo i camici e le maschere di protezione per tuffarci nel mondo del narcotraffico. Iniziamo!

Premetto che ci ho messo davvero un’eternità a vedere questo telefilm. Non è il mio genere e devo dire che i suoi bei 10 anni li dimostra tutti. È invecchiato proprio male, ma malissimo.

Dopo una gravidanza interminabile e un travaglio assurdo per giungere alle ultime puntate, posso dire di aver visto questo prodotto e voglio parlarvene, perché con i suoi alti e bassi, merita.

Andiamo con ordine.
Walter White vive ad Albuquerque, New Mexico, con la moglie Skyler e il primogenito Walter Junior, affetto da paralisi cerebrale. Quando Walter, insegnante di chimica al liceo, compie 50 anni, scopre di avere un cancro ai polmoni.
Il suo mondo da perfetto genitore, da impeccabile capofamiglia, da professore integerrimo e da uomo che fa due lavori per mantenere la famiglia, va in frantumi e si distrugge, collassando su se stesso. Ma questo non accade subito, nell’immediato, no.
Ogni singola crepa che questa notizia porta con se, si allarga poco per volta, fino a distruggere la personalità di Walter e mostrarcene uno completamente all’estremo opposto di quanto invece ci viene presentato ad inizio di serie.

Incastrato in una vita che non lo soddisfa e non gli assicura un futuro per la propria famiglia, con l’arrivo anche della secondogenita, Walter “si rompe” e incrociando un suo ex allievo, Jesse Pinkman, ora spacciatore, decide di cucinare metanfetamina con lui.
O meglio, Jesse gli procurerà gli ingredienti, Walter cucinerà e Jesse ancora dovrà smerciare il prodotto e questo prodotto, date le conoscenze del professore, risulterà essere il migliore in commercio, sbaragliando la concorrenza e distinguendosi per il colore blu dei cristalli.

Walter fa a patti con la sua coscienza, una prima volta; se ragazzi dell’età di suo figlio, devono drogarsi, che lo facciano con un prodotto puro al 99,10% e non con schifezze varie.

Walter così diventa Heisenberg, alterego che usa per nascondere la sua attività criminale. Ma anche se a lungo andare entrerà in contatto con il peggio della malavita del New Mexico, Walter mantiene una linea di condotta chiara: cucinare per mettere da parte i soldi per la sua famiglia.
Ma i problemi iniziano subito a salire a galla.
Dove nascondere i soldi? Come fare a nascondere le sue attività losche con Jesse? E il cancro? Entrano così in gioco più attori e fattori che allargano la scena. Walter è costretto a cercare dei compratori per piazzare il prodotto. Da Salamanca si passa a Fring, un cileno che nasconde la sua attività dietro le catene di “Los Pollos Hermanos”.

Gli affari vanno alla grande, Walter capisce che la sua attuale condizione non lo soddisfa più e più soldi guadagna, più si sente sicuro e più si sente sicuro, più si sente potente, quindi deve incaricare un avvocato, Saul Goodman, per gestire e conservare il capitale. Al contempo però, Jesse ha problemi di dipendenza e la polizia lo collega alla vendita di questa nuova sostanza azzurra e a capo della DEA c’è il cognato di Walter.

La situazione si fa sempre più ingarbugliata.
Si arriva ad un punto nel quale Walter dimentica chi è, manipola Jesse, mentendogli, come riesce a manipolare Fring, rendendosi indispensabile per la qualità del prodotto. Persino il suo cancro gli ricorda che è ad un passo dalla fossa e le indagini del cognato Hunk si fanno sempre più soffocanti.

È quindi nella quarta stagione che il mostro esce dai recessi dai quali è stato generato. Ombra e riflesso del cancro che continua a mangiarsi Walter dall’interno, il suo alterego Heisenberg prende più forza e si spoglia delle debolezze di Walter, compiendo decisioni e gesta sino a quel momento assurde.

Se nella prima stagione si faceva scrupoli riguardo un prigioniero e sul come smaltirne i resti, ora Walter pianifica fin nel minimo particolare come uccidere e sbarazzarsi dei suoi nemici, di Fring, di Mike, di chiunque lo ostacoli nella sua ascesa al potere.
Perché ormai è di questo che si parla, di potere, più che di mettere da parte una cifra per far vivere la propria famiglia.

È chiaro quindi che Breaking Bad è la storia della rovinosa caduta di Walter White, un insegnante di chimica che diviene un vero e proprio signore della droga, un uomo che ha  visto la prospettiva peggiore che un uomo possa vedersi aprire avanti agli occhi, un cancro ai polmoni, che invece di portarlo ad un percorso terapeutico, spinto dal “lo faccio per la famiglia”, autogiustificandosi con questo motto, di stagione in stagione, di assassinio in assassinio, Walter costruisce dentro di se un nuovo Walter e attorno a se un mondo molto più facile per lui da gestire e comandare, ribaltando la propria situazione e ponendosi sopra alla cascata degli eventi, così da non doverli subire, ma scatenarli.

Purtroppo per lui, non è così che si risolvono le cose e la serie tv ci mostra l’ascesa e la caduta di Heisenberg, una rovinosa caduta, che però mi aspettavo più plateale, scenica, carica e invece… è finita in perfetto stile thriller, drammatico con forse poca azione sul finale, ma coerente con il resto della sceneggiatura.

A voi lascio quindi dirmi la morale di tutto ciò, perché la serie finisce proprio con un fiato sospeso che cerca in noi una risposta a quanto ha sinora raccontato.

Ritornando a quanto detto in precedenza, la serie è uscita nel 2008 e siamo sul finire del 2019 ormai, quindi 11 anni sono passati e la serie li sente tutti. Una fotografia scarna di infiocchettamenti vari, una narrazione lenta, più vicina agli anni ’90 che al modo più dinamico attuale, per non parlare delle inquadrature, classiche e che poco riescono a trascinare, scelte in modo forse troppo asettico, solo in alcuni momenti esaltano la recitazione.
Una recitazione che va dallo stereotipato all’esagerato e plateale.

Abbiamo segni evidenti di alcuni buchi nella sceneggiatura, perché presenti troppe scappatoie per Walter e i suoi, come se si fosse voluto disegnare la DEA e la polizia in generale con più “ritardi” del solito. Personaggi molto borderline e se non lo sono, fanno di tutto per arrivarci.

Insomma è una serie tv interessante, cui non riesco a legarmi per il genere e il tema trattato e per svariati altri motivi, oltre al fatto che è invecchiata malissimo, che in neanche dieci anni rappresenta un modo di comunicare e raccontare che si è esaurito ed è divenuto subito impolverato e decrepito.
Risulta così una storia soffocante, lenta e con alternati ritmi da cardiopalma, una storia molto sporca, non tanto nel linguaggio, quanto nei costumi, nel ricostruire la realtà delle piazze di spaccio e di ciò che c’è alle spalle. Una storia che si concentra sul cambiamento di un uomo, trasformandosi nel peggio che possa diventare, in una spirale di autodistruzione e corruzione, autogiustificandosi con il nobile gesto dell’altruistico moribondo che “lo fa per la famiglia”.

Ci sarebbe sicuramente tanto altro ancora di cui discutere, ma preferisco si intavoli un bel discorso tra noi, qui sotto nei commenti, quindi io vi ringrazio per la visualizzazione e se volete che parli del film appena uscito su Netflix, El Camino, fatemelo sapere!

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