@Re_Censo #240 Le indagini di Andrè Dupin vol. 2

LE INDAGINI DI ANDRE DUPIN 2
Un Torbido Inganno
Un messaggio per Agata

Ciao a tutti e bentornati sul canale! Sono Dario e questa è Re_Censo, la videorubrica di libri, fumetti, manga, film e telefilm prodotta dal mio studio di grafica OIRAD.
Ancora una volta vestiamo i panni di un investigatore! Iniziamo!

Quest’anno ho avuto la fortuna di incontrare, al Comicon, Gianfranco Vitti, disegnatore per la Lavieri, de Le Indagini di Andrè Dupin che mi hanno donato così la copia del secondo volume, con tanto di dedica fatta con le penne colorate, che bellissima! Stupenda!

Purtroppo tra ritardi degli eventi cui ho partecipato e l’enorme quantità di gente, quando sono tornato allo stand, lui era già andato via… e sono rimasto molto dispiaciuto perché speravo di scambiare qualche parola, sul suo lavoro e su Andrè Dupin.
Spero di recuperare quanto prima! È un autore che mi piace molto!

E quindi, visto il primo volume, vi lascio comunque i riferimenti alla prima recensione così la recuperate, avevo grosse aspettative sul secondo volume, da quando lui mi scrisse un commento in risposta al video.

Ed eccoci quindi, con questo volume sempre dal costo di 10€, edito Lavieri 2018, a parlare di Un Messaggio per Agata e Un torrido inganno, anche se a dire il vero, i titoli sono messi nell’ordine inverso rispetto a come ci sono stati poi presentati nel libro.

 

Parliamo di Un torrido inganno.
Prima storia, quindi segue quanto accaduto nell’altro volume, storia in bianco e nero, o meglio scale di grigi.
Andrè Dupin, ormai fisso a Taranto, diventa un po’ la scusa con la quale gli autori ci mostrano scorci sempre più belli, quasi fotografici, di Taranto e del folklore della ridente cittadina. Una città che, se da un lato festeggia, dall’altro, come ogni città, nasconde nei vicoli e nelle storie dei suoi abitanti, tutto il marcio dell’umanità.
Siamo in pieno agosto e il maggiolino dell’investigatore dà problemi e per una serie di fortuite circostanze, incappano nel loro prossimo caso. Un ragazzo è sparito e al suo posto è arrivata una lettera di riscatto.

Non mi metto qui a spiegarvi chi e come si giunge alla soluzione del caso, ma vi faccio dinuovo il solito punto su come distinguo io i racconti gialli: un giallo nel quale con l’investigatore assorbiamo gli indizi e con lui o prima di lui, ci facciamo le nostre teorie e arriviamo alla verità… oppure rimaniamo spettatori che non partecipano e quindi osservano e alla fine ascoltano le teorie dell’investigatore.
Qui siamo ad un nuovo livello, perché Agata e Dupin sembrano dividersi, prendendo piste diverse, per giunge poi allo stesso risultato, ma appunto in modi diversi, quasi a voler creare una competizione tra i due e ravvivare una trama, questa volta, un po’ più lenta, meno pretenziosa, dai toni più pacati e familiari. Come se, dopo l’introduzione dei personaggi nel primo volume, gli autori avessero voluto farci accomodare.

Questo non toglie che il ritmo narrativo resta comunque bello teso, carico, intrigante e fresco, sostenuto da una successione di vignette incasellate nel modo più fresco e dinamico possibile, dando così aiuto alla sceneggiatura e rimarcando il ritmo della storia. Quindi, bellissimo è il disegno, soprattutto quello che ci mostra alcuni flashback, perché ai grigi si sostituisce un tratteggio molto curato, quasi cinematografico, che così sottolinea la bellezza di questo stile di disegno, lo ripeto, molto alla Braccio di Ferro o TinTin.

 

In Un messaggio per Agata, torna la bellezza di un disegno ancora più particolare e meglio reso, rispetto a quello a colori del volume precedente. Penso anzi, che questo sia ancora più bello e che questi acquerelli siano stupendi!
La vicenda non sembra per niente avere a che fare con un tipico caso preso in carico da Dupin. Anzi, protagonista diventa Agata che ci viene introdotta più attraverso la sua famiglia, il suo passato e il suo vissuto. Nel fare questo, gli autori ci scaraventano negli eventi, senza alcuna grazia di farci capire più lentamente i vari personaggi. La storia, per di più, è molto più breve del solito e si esaurisce rapidamente, finendo quasi col rischio di divenire una vicenda tautologica, che apre una finestra e subito la richiude.

E come tale quindi la prendiamo, come cosa a se stante.
Un’ombra del passato di Agata si riaffaccia nella sua vita e la mette così in pericolo. La voglia bramosa di vendetta e la necessità di voler andare avanti solo dopo essersi fatti giustizia da se, fanno cadere Agata in un tranello, mentre lei stessa veste i panni del detective e cerca di risolvere l’enigma. Una mosca nella ragnatela.

Siamo sempre a Taranto, ma viviamo la vicenda sulla scorta dei ricordi, tra il presente e sprazzi di flashback in bianco e nero, e solo attraverso di quelli riusciamo un po’ a capire e scoprire chi siano questi eventi e personaggi che tornano dall’oltretomba.
Un racconto talmente veloce, un’apertura di finestra sul passato di Agata, talmente sbrigativa, che la vicenda sembra chiudersi ancor prima di iniziare, concludendosi quasi in modo ancor più misterioso di come è iniziato il tutto.

Sapete che cerco sempre di esser sincero nel portarvi le storie che leggo, soprattutto quando poi mi vengono donate. Perché non avrete mai un giudizio o resoconto falsato, solo per farmi bello.
Non esiste.

Beh, il caso è tutto qui.
Mi sarei aspettato di più, forse perché molto preso dall’uscita di questo nuovo numero, ma mi aspettavo di più in entrambi i casi presentati. Non tanto per i casi in se stessi, ma per come vengono raccontati.

Il primo molto velocemente, con una profondità che tocca la città di Taranto e le sue condizioni, sottolineando come gli autori ci tengano alla loro città, meno per l’investigazione di per se, che si conclude davvero in poche battute, giocando più sull’intuito del duo, che sulla raccolta di veri e propri indizi.
La seconda storia, talmente circoscritta e, quasi, personale di Agata, che tutti i punti di domanda e le curiosità sui personaggi, da parte del lettore, non sembrano trovare la giusta soddisfazione.

 

È un vero peccato.
Questo però non significa che non sia un volume godibilissimo, ma l’aspetto del racconto giallo, investigativo, è messo un po’ più a parte, come se si volesse investigare più sulla psicologia dei personaggi e sul loro passato e presente, prendendo a pretesto il loro lavoro nel fare ciò.

Non è male, ci può stare, ma mi aspettavo più grinta, più determinazione, forse proprio perché so che questi autori ne sono capacissimi.

Insomma, voi l’avete letto? Avete un parere diverso dal mio? Vi aspetto nei commenti qui sotto e se la puntata vi è piaciuta, fatemelo sapere cliccando il mi piace e condividendola con i vostri amici!

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