@Re_Censo #186 I Medici di Lorenzo il Magnifico

I MEDICI – The Magnificent
Stagione 2

Ciao a tutti e bentornati sul canale! Sono Dario e questa è Re_Censo, la videorubrica di libri, fumetti, manga, film e telefilm prodotta dal mio studio di grafica OIRAD .

Parliamo della seconda stagione dei Medici! Iniziamo!

Proprio come la prima stagione, anche nella seconda siamo in una Firenze che si alterna tra il passato di un giovane e il presente di un ormai uomo adulto Lorenzo il Magnifico. Che ancora Magnifico non è.

In un salto più moderato, in un flashback più calmo, sin dall’inizio si vedono le grandi differenze di capacità e gestione della famiglia e quindi della Banca, del nipote di Cosimo, Piero (Julian Sands).
Malato di Gotta, questo banchiere sta a mano a mano perdendo le redini del potere e portando la propria impresa al fallimento.

È così che entra in scena, prepotentemente, il figlio Lorenzo, sin da subito appoggiato dalla madre, Lucrezia Tornabuoni (Sarah Parish).

Nemico numero uno dei Medici, in un ingresso prepotente e consolidato, ma che a noi spettatori sembra un po’ troppo rapido, la famiglia dei Pazzi, retta da Iacopo, (Sean Bean), guarda un po’ sopravvissuto fino a fine serie! Oh, è incredibile! E dai nipoti Francesco (Matteo Martari), dai lineamenti e espressività del viso assurde, spettacolari e Guglielmo (Charlie Vickers).
Il secondo c’ha un chiodo fisso, Bianca, sorella di Lorenzo.
Il primo si lascia più facilmente corrompere dallo zio, senza riuscire a vedere gli intenti del futuro Magnifico.

Iacopo e Francesco teneteli bene a mente, ci ritorniamo dopo.

Spodestando il pater familiae, Lorenzo, (Daniel Sharman), un bravo e profondo caratterista devo dire, prende le redini della famiglia e della Banca, il seggio nel consiglio cittadino e tutti gli accordi e i patti commerciali con Milano, Venezia e le altre città, compreso, ovviamente l’incarico chiave, Banchiere del papa.

All’opposto di Lorenzo, senza il peso del potere, vi è il fratello, Giuliano, (Bradley James), donnaiolo attaccabrighe che metterà il fratello in molti guai per le sue bravate.

Al posto di Brunelleschi, l’artista di rilievo è Botticelli, (Sebastian de Souza), un giovane ispanico, che è al soldo e desiderio di Lorenzo, un po’ filo narrante del bello e della morale che riunisce e conclude la stagione.

Presenze femminili le troviamo in abbondanza, a partire dalla madre di Lorenzo, Lucrezia che fa la parte della matrona, un po’ tutto so io, che va in giro per rinsaldare le fila di alleati del figlio.
Poi l’amante di Lorenzo, Lucrezia Donati, (Alessandra Mastronardi), femme fatal che pensa di tenere al guinzaglio un uomo giovane e di potere, con la scusa che il marito è lontano. Una donna che si scontra, senza troppe scenate, con la legittima proprietaria del talamo nuziale, la moglie di Lorenzo, Clarice Orsini, (Synnøve Karlsen),  dal volto tondo, dolce, ma avendo vissuto a Roma, dal pugno di ferro e da un caratterino da non sottovalutare. Il tipo di donna che sa giocare le proprie carte a suo favore, pur di ristabilire equilibrio e giustizia in camera da letto e non solo, tanto da arrivare a ottenere l’amore e il rispetto del marito.

Torna la buona e bella Contessina, Annabel Scholey, nonna di Lorenzo, Giuliano e Bianca, apparentemente molto legata al primogenito che fa da trait d’union per confermare un po’ la dignità storica della famiglia Medici.
Mentre Madden resta relegato, senza che ne sia raccontata la morte di Cosimo, tra i produttori del telefilm.

Abbiamo anche parlato di Guglielmo e della sorella del Magnifico, Bianca, (Aurora Ruffino), fissata in modo maniacale con una promessa di nozze e per queste e solo per Guglielmo lei vive e morirà, anche se questo significa mettersi contro la sua stessa famiglia. Un po’ lagnosa e fastidiosa, ma fastidiosamente coerente con se stessa.

Quando le cose si mettono male e sembra che ormai la famiglia Medici sia al collasso e il loro prestigio solo illusione dei tempi andati, a farli cadere ancor più è l’azione un po’ codarda e vigliacca, leggera e poco pronunciata del nuovo papa Sisto IV, (Raul Bova), che si lascia ingannare con troppa ingenuità dai suoi cardinali, pur tenendo conto dell’amicizia che dice di avere con Lorenzo.

Eppure, anche in questa serie, più soft che nelle due serie distinte dei Borgia, non mancano pochissimi piani di mezzo nudo, perché oh, il pubblico femminile della Rai a una certa ora deve essere risvegliato e quindi un po’ di carne flaccida di Bova in primo piano vuoi negargliela?

Ovvio che no.

Ma per fortuna i miei timori che questo attoruncolo potesse far danno, non si sono avverati. Chissà più avanti che succede. Ma a lui, ad esempio, l’avrei fatto doppiare da un altro attore italiano per dargli una voce più di spessore.

Tutta questa stagione sembra in tensione verso l’evento clou che tutti aspettavamo sin dall’inizio. La terribile e famosa Congiura dei Pazzi.

Quell’architettato piano di vendetta che i Pazzi sono riusciti a escogitare con l’aiuto di vescovi, cardinali, mercenari e il silenzio indeciso del papa, che serviva a mettere fuori combattimento la famiglia che, nata mercante, aveva osato salire al potere al posto di chi per sangue nobile ne aveva tutti i diritti.

Così, Iacopo e Francesco Pazzi, il giorno di Pasqua, durante la celebrazione eucaristica, ordinano che i due fratelli Lorenzo e Giuliano venissero uccisi.
Tutta una stagione, tutte e otto le puntate, persino la sigla con quelle colate di metallo fuso e la musica affievolita che indicavano la fondazione di un conio e di un tempo nuovo, sembravano attendere questo cruciale evento.

E se devo dire che tutto sembrava un po’ scontato e poco godibile, la sola puntata finale risolleva tutte le sorti della serie così da darle una spinta e una forza, anche emotiva, che non ha eguali, neanche con la prima stagione.

Il momento dell’omicidio di Giuliano e del tentato omicidio di Lorenzo, il momento nel quale lui, sin dall’inizio rappresentato un po’ fastidiosamente, come un Dio sceso in terra, un predestinato senza però giustificazione alcuna, che non ha dato ancora prova di se, qui scoppia e si evolve: il personaggio cresce, diventa quasi un folle, tanto da dimenticare tutti i valori che gli hanno tramandato, la sua stessa missione in quanto Medici, e si arriva così ad una vendetta, sofferta, liberatoria, spietata, giusta.

I Pazzi e il Cardinal Riario, (Marius Bizau),  vengono impiccati a Palazzo Vecchio. Scena che aspettavo da un sacco di tempo, forse perché ricollego a quando, da bambino, vidi il film che credo fosse di Dario Argento, perché i miei non volevano lo vedessi, in cui un discendente dei Pazzi veniva impiccato a Palazzo Vecchio, di sera tardi. Quel ricordo mi ha accompagnato in questa attesa, in questo salto nel passato.

Ebbene, seppur la base di fondo è la nostra stessa storia, qui viene romanzata ma vien fatto in modo interessante. Vediamo come l’Italia del 1450 viveva sotto il dominio di più signori e signorotti, baroni, conti, vescovi e cardinali e sotto la diretta influenza non solo morale, ma militare ed economica di signorie e del papa stesso, che dal Vaticano prendeva in considerazione ogni singola città e faceva parte degli ingranaggi che hanno fatto poi storia.

La serie si conclude così, con una pagina di storia che è stata scritta e che sta per essere girata perché si deve proseguire nel raccontare quello che accadrà, del malcontento del papa, del re di Napoli e di tanti altri che temevano l’aumentato potere di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico che in quel periodo proprio si circondò dei migliori artisti dell’epoca, divenendo abile mecenate e promulgatore del bello, come ci viene preannunciato con il prossimo arrivo di Michelangelo, della bottega del Verrocchio.

Ma tutto questo e altro ancora dovrà essere raccontato un’altra volta e chissà se nella terza stagione che stanno girando sin da questa estate, ci sarà anche l’arrivo di Savonarola e la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, con le guerre franco-spagnole del 1500.

Ma la cupola?
La tanto decantata e amata, che c’hanno fatto meme in quantità assurda?

Nulla, la vediamo già conclusa, non diventa più centro narrativo, personaggio silenzioso, ma ora opera di sfondo, elemento rievocativo. Io un legame, almeno per traghettare la storia tra la prima e seconda stagione, l’avrei almeno accennato.

Staremo a vedere sin dove questi Medici ci racconteranno di se, certamente in modo più romanzato e leggero, ma con un curioso occhio che è ora chiamato a indagare più a fondo nella propria storia, per la prima volta, come non è mai accaduto nelle nostre serie tv.
E già questo, quindi, è degno di menzione.

Abbiamo tanto da raccontare, già l’ho detto nell’altro episodio, ma dobbiamo avere il coraggio di farlo e farlo bene.

Ecco qui, ce l’ho fatta!
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Pubblicato da Re_Censo

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