@Re_Censo #113 STRIKE, dalla carta alla televisione

STRIKE
Dalla carta alla televisione

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Dunque, in realtà la storia di cui vi parlo oggi, già l’ho presentata e potete recuperarla qui.
Ma oggi vi presento, piuttosto, la versione per il piccolo schermo. Sto parlando del Richiamo del Cuculo, ossia STRIKE, la serie tv nata dai libri di Robert Galbraith, cioè J.K. Rowling, che vedono come protagonista un ex militare arruolato nel SIB e ora semplice civile che veste i panni di un Investigatore Privato e senza un soldo, come senza un cliente. Finché la ruota non gira e avvia una serie di eventi che lo porteranno a riottenere clienti e soprattutto una fama che non ha richiesto.

Non ripeterò ciò che ho già detto sul libro e la storia, per quello vi basta cliccare e rivedere la puntata. Ma dirò che la fama la riottiene per mezzo del primo caso, raccontato nel primo libro, che lo vede ingaggiato da un uomo, John Bristow, che vuole che indaghi sulla morte improvvisa della sorella, la modella e diva Lula Landry.

Ma, siccome a differenza del libro, un telefilm va per immagini reali, parliamo del cast, prima ancora che della storia.
Anzitutto, il protagonista, Cormoran Strike, cioè Tom Burke, attore britannico del 1981. Non mi è parso quasi all’altezza del personaggio, forse solo di viso si avvicina a quel fascino grezzo di cui ci racconta lo scrittore. Per vederlo zoppicare come si deve, ho dovuto aspettare se non la seconda puntata, la terza. Inoltre, fisicamente è troppo più magro di come invece potrebbe apparire uno che beve senza fine, tant’è che in una puntata dice di se che è fortunato, può mangiare quanto vuole e non ingrassa. Eh, beato lui allora!
Sono scontento, non pienamente soddisfatto.

Robin Ellacott, interpretata da Holliday Grainger, mia coetanea, dovrebbe risultare una venticinquenne dai capelli ramati. Invece è bionda. Su di lei ho meno ritrosie che sulla sua controparte maschile. Qui quello che non funziona e che è troppo frettoloso, è il rapporto con il capo e il rapporto con il lavoro. Il suo personaggio nasce come riservato, ma sveglio, intelligente, intuitivo. Ha un crescita costante, che qui sparisce, perché subito la vediamo in azione, subito riesce a fare collegamenti e a calarsi nel ruolo di un collaboratore investigatore. La cosa mi puzza troppo. Il rapporto conflittuale col ragazzo si perde in poche battute… insomma è come se si fosse perso e snaturato tutto il personaggio. Persino gli indizi e gli elementi sulla vita di Strike, che vengono tenuti riservati, qui sono messi in luce, non si è giovato su occhiate, sguardi, riflessioni del volto.
No, lei vede la branda, entra nello studio, ma poi non una parola. Molto forzato come quadretto.

Dei personaggi satellite parlerò brevemente. John Bristow sarebbe dovuto apparire come un avvocato timoroso, ansioso, un po’ schizzato, appare invece come calmo, pronto e riflessivo. Lo zio, viscido e apparentemente meschino, può starci. Lula stessa è molto carina, una bella ragazza, ben fatta, anche ben rappresentata e delicata, mi è piaciuta molto. Strane appaiono le figure, già strane di perse, dello stilista Guy Somé e del fidanzato della Landry, Evan Duffield, per niente affascinante, per niente interessante, molto psicolabile forse perché si è voluto rappresentare come se fosse sempre sotto droghe.
Persino la coppia dei Bastigui è strana, soprattutto la moglie Tansi. Qui si perde l’intero processo di ricerca, interrogatori, scoperta di indizi, formulazione di ipotesi e elementi probatori.

Vero è che parliamo di una storia riassunta in tre puntate da 60 minuti ognuna, ma si poteva raccontare di più, dire di più e osare molto ma molto di più. Anche perché, scene, scenografie, movimenti di camera e fotografia, meritano e parlano molto. A parlare poco sono proprio i personaggi, caratterizzazioni e la vicenda stessa, completamente presa e snaturata.
Mi sono voluto mettere però dal lato dello spettatore che non conosce il libro. Ebbene, il “verdetto” finale è: alla fine della fiera, che ho visto? Che mi è rimasto?
Boh… non sembra neanche un giallo.

No, tutto ciò non mi ha convinto. Freddo, asettico, per niente introspettivo, per niente coinvolgente. Un vero peccato. È anche vero che la scrittura “gialla” della Rowling non ha forse aiutato, ma esiste lo sceneggiatore nel team di una produzione televisiva, avrebbe potuto migliorare, non peggiorare le cose.

Bah!
Ovviamente però, aspetto la vostra! L’avete visto? Qui in Italia non so se è già uscito. Ad agosto 2017 è stato pubblicato in Inghilterra, quindi forse è presto, non so. Ma ditemi cosa ne pensate, nei commenti qui sotto, sia dei personaggi e della loro trasposizione, che di come è venuta fuori la storia!

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*Vedi anche: @Re_Censo #77 Il Richiamo del Cuculo

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Pubblicato da Re_Censo

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