Muore Nadia Toffa, la Iena bionda che insegna a combattere

Recensiani, benritrovati!

Tre anni fa vi lasciai uno dei miei primi scritti su questo sito, un articolo tutto dedicato, quasi in risposta, a quanto la Iena di Mediaset, Nadia Toffa, aveva preparato nel suo servizio in Giappone, sulla “moda” degli “Otaku” per la pedopornografia e non solo.

Vi ho spiegato, cercando di fare un minimo, ma davvero un minimo, di chiarezza su come sia la società giapponese e del perché sembri ricorrere spesso a immagini erotiche o soft-porn, in rapporto a figure androgine e molto giovani, che siano femminili o meno, senza giustificare nessuno, ma facendo chiarezza.

Ecco, quest’oggi mi sono svegliato alle sette di mattina e la prima notizia che mi rimbalzava sui social era della morte di Nadia Toffa.

Qui mi occupo di storie, di libri e fumetti, di fantasia insomma.
Ma tre anni fa ho aperto questo sito con un articolo, con la speranza di far luce alla verità e sperando di chiarire la situazione.
Quindi non sto assolutamente facendo lo sciacallo, volendo approfittare della situazione per del sano (o meno) click-bait. Ci ho riflettuto tutto il giorno.

No.

Quindi ecco… chi era Nadia Toffa.

Nadia è nata il 10 giugno del 1979 a Brescia, in Italia e si è diplomata al Liceo Classico Arnaldo per poi specializzare gli studi in Lettere all’Università di Firenze.
Già a 23 anni da inizio alla sua carriera televisiva, presso emittenti locali e nel 2009 produce i suoi primi servizi targati Le Iene.

Nadia è conosciutissima per le sue inchieste e i suoi servizi molto strillati, non per il tono di voce, ma per la forte enfasi che metteva nel costruire il prodotto finale, sottolineando la tragicità di alcuni eventi, come anche la drammaticità di altri, l’assurdo di molte situazioni del bel paese, come l’abuso delle slot machine, lo smaltimento dei rifiuti in Campania, i servizi sulle terre malate e mortifere tra Napoli e Caserta e i tanti morti di Taranto.

Più volte conduttrice e co-conduttrice del programma che le ha fatto vestire i tipici giacca e cravatta neri con camicia bianca, insomma un vero treno in corsa che non accennava minimamente a volersi fermare. Una ragazza giovane, di bella presenza, dinamica, bionda e, a sfatare i miti, intelligente.

Il treno però ha subìto un arresto improvviso nel dicembre del 2017, quando l’inviata delle Iene ha uno svenimento e nel fare i controlli di routine, scopre di avere un cancro.
La sua carriera si ferma, tutte le sue energie si concentrano e vengono dirottate in vista delle cure e di una guarigione.

A me, come a molti, tornano le lacrime agli occhi nel rivedere quella decina di minuti nei quali, tornando in trasmissione, l’11 febbraio 2018, Nadia rivelò a tutti della sua malattia e della guerra appena iniziata. I capelli non suoi, i chili persi, la voce forse un pò più roca di come la ricordavamo, ma di certo sempre carica, scattante di energia.

Sperava, un pò tutti lo speravamo, che fosse finita lì.
Ma il nemico oscuro, quando diventa l’oscuro e indesiderato passeggero del nostro organismo, non demorde e ad ottobre 2018, in una ospitata nella trasmissione Verissimo, rivelò che già a marzo il cancro era ritornato e che aveva subito altri interventi.

Grazie anche alla sua fama e ai social, Nadia si trasforma in una testimone e in una guerriera 2.0 di quella battaglia le cui infelici parole a riguardo hanno urtato tanti altri malati come lei; sono certo però che, con la stanchezza della lotta, Nadia non abbia mai voluto offendere nessuno, dividendo i lottatori in chi si piange addosso e perde e in chi vuole vivere e combatte, mettendoli su due piani diversi, come se questi siano migliori degli altri.
Diceva infatti:

«Le persone fragili non hanno nessuno che le difende quando vengono bullizzate in rete, la mia reazione vale anche per loro. Ho sentito un dovere, un’emergenza nel rispondere perché sapevo che la popolarità avrebbe dato un’eco maggiore alla mia voce e volevo usare questa eco per chi è lasciato da solo a fare i conti con la malattia. Come si fa a occuparsi della malattia, propria o altrui, e sopportare anche la violenza di chi non capisce e giudica?»

Quando si vive con un passeggero molesto, penso non si abbia la forza e la volontà di voler perdere tempo su queste cose.
L’abbiamo conosciuta come inviata che riportava a gran voce tanti aspetti dell’Italia e dell’estero, a noi spesso lontani e sconosciuti, forse profittando del tono da infotainment della trasmissione, rendendo alcune parole e situazioni più eclatanti di quanto in realtà fossero.
Ma abbiamo visto sempre in lei non solo tanta professionalità, ma una guerriera, una lottatrice.

Una ragazza dolcissima, un osso duro, che non si è zittita e non si è fatta schiacciare da questo terribile incubo, ma che anzi si è posta come faro e ripetitore di una speranza che ha cercato di diffondere, con i social, con un libro e col suo lavoro, a tutti i malati, carica anche lei dei ricordi di tanti malati prima di lei, incontrati proprio quando era col microfono in mano.

 

 

Nadia Toffa è morta stamattina, 13 agosto 2019, alla “Casa di Cura Domus Salutis” a Brescia, dove era stata ricoverata col ripresentarsi e l’aggravarsi della sua situazione.

Nadia è morta e con lei siamo costretti a chiudere un capitolo enorme di una Iena che ha messo sempre tutta se stessa, proprio come un leone, proprio come una guerriera forte e temeraria, che persino senza quel microfono in mano è riuscita a diffondere un messaggio di forza e di speranza verso le famiglie e verso tutti coloro che sono stati costretti a convivere con questo passeggero molesto, continuando a sfruttare la sua notorietà per sottolineare che le uniche cure vere e reali sono quelle date dalla scienza, dalla chemioterapia, all’intervento chirurgico e alla radioterapia, nessuna magia strana di nessun guaritore improvvisato.

Ed è per questo che Nadia mancherà, per la sua voce forte, squillante, il suo bellissimo taglio di capelli biondissimi, il suo viso dolce, ovale, gli occhi stupendi e profondi, la sua grande forza e intelligenza. Mancherà perché è stata una lottatrice e non ha arretrato, fino all’ultimo.
Ed è l’augurio che, sono certo, abbia rivolto ad ognuno di quei malati che l’hanno preceduta nella malattia, e che l’hanno seguita, che siano ancora in vita o meno.

Questa è una battaglia che non sempre porta alla vittoria, ma è una guerra da affrontare a testa alta, con dignità e forza, e, aggiungo io, con fede.

Buon viaggio Iena,
buon riposo Nadia.

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Pubblicato da Re_Censo

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