Addio a Quino, il papà di Mafalda

Addio a Quino, il papà di Mafalda

Addio a Quino, il papà di Mafalda

Joaquín Salvador Lavado Tejón, conosciuto col soprannome di Quino, è nato a Mendoza il 17 luglio 1932 ed era figlio di immigrati spagnoli, provenienti dall’Andalusia.
Sin da piccolo, per distinguerlo dallo zio, suo omonimo, venne chiamato Quino e con lo zio condivideva la vena artistica, lui che era pittore e disegnatore pubblicitario.

Divenuto in giovane età orfano, inizia il suo percorso di formazione artistica alla “Scuola di Belle Arti” di Mendoza nel 1945, ma già nel 1957 abbandonò gli studi.

Addio a Quino, il papà di Mafalda

Trasferitosi a Buenos Aires per trovare lavoro, fece più volte avanti e indietro da Mendoza e solo nel ’54 vi si trasferì per realizzare il suo sogno: lavorare come fumettista.
I suoi disegni vennero finalmente pubblicati con regolarità, sulla pagina umoristica del settimanale “Esto es“, segnando l’inizio della sua futura e lunghissima carriera; i suoi fumetti e disegni furono stampati, in seguito, su molte centinaia di quotidiani e periodici latino americani ed europei, fino al 1957, quando iniziò a pubblicare con regolarità su “Rico Tipo“, occupandosi anche di grafica pubblicitaria.

Addio a Quino, il papà di Mafalda

Nel 1962 realizzò la sua prima mostra a Buenos Aires e nel 1962 pubblicò il suo primo libro di vignette mute “Mundo Quino“.
Il 1963 diventa importante per la sua carriera, per la nascita di Mafalda, suo personaggio più importante e conosciuto.
Nacque perché potesse servire per pubblicizzare una marca di elettrodomestici: la “Mansfield“, nel cui logo vi erano i monogrammi della “M” e della “A“. Da qui nasce il nome di Mafalda, una bambina fresca e geniale, piena di idee dirette a migliorare il mondo, criticando il modo di fare degli adulti.
La campagna pubblicitaria non prese mai l’avvio e a lui rimasero le strisce e nel 1964 Mafalda comparve in tre strisce pubblicate da “Gregorio“, supplemento umoristico della rivista “Leoplán” e dal 29 settembre Mafalda apparirà regolarmente su “Primera Plana“, il settimanale argentino più importante dell’epoca.

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Il 9 marzo del ’65 Mafalda passò sulle pagine del quotidiano “El Mundo” e per Natale ’66 l’editore Jorge Álvarez pubblicò il primo libro, una raccolta in ordine cronologico delle strisce di Mafalda, che andò esaurito in due giorni.

Jorge Álvarez pubblicò, due anni dopo, il secondo volume-raccolta su Mafalda che ricompare in edicola il 2 giugno 1968 (“Siete días“) e nello stesso anno, Álvarez da alle stampe altri due volumi di Mafalda.
Sempre nel ’68, per la prima volta arriva in Italia, all’interno del volume antologico “Libro dei bambini terribili per adulti masochisti“.
La prima vera pubblicazione su Mafalda, tutta italiana, è del ’69 e si intitolava “Mafalda la contestataria” e la prefazione portava la firma di Umberto Eco.

Quino abbandona Mafalda sul finire del giugno ’73, ormai senza idee e si trasferisce a Milano. L’Espresso ricorda la dichiarazione di Quino, proprio nel periodo più buio per l’Argentina, attanagliata dal Regime, dai rapimenti, dalla censura:

“Non ce la facevo più a dire tutto quello che non andava, a passare il mio tempo in un continuo atteggiamento di denuncia.”

Nel 1977 vince il “Dattero d’Oro” al “Salone Internazionale dell’Umorismo” di Bordighera.
Nel 1978 vince la “Palma d’Oro“.

Dal 1979 inizia a vivere spostandosi tra Buenos Aires, Madrid e Parigi, continuando a pubblicare solo strisce umoristiche.

Nel 2004, per i 40 anni di Mafalda, inaugura a Milano la mostra itinerante: “In viaggio con Mafalda“. La mostra si compone di 60 pannelli, 77 strisce e 50 tavole.
Nel 2008 è ospite d’onore al “Romics” e nell’agosto 2010, il ministro della “Cultura e Comunicazione francese” Frédéric Mitterrand lo nomina Cavaliere dell’Ordine delle arti e delle lettere.

A differenza del mondo disincantato e ingenuo di Charlie Brown, Mafalda si contrappone per l’irriverenza e lo sguardo acuto sul mondo, col quale poi stronca e spiazza chi la leggeva, criticando aspramente e puntualmente la società del tempo.
Fu proprio Umberto Eco a scrivere, nella prefazione a “Mafalda la contestataria” (Bompiani, 1969):

[…]eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è […] vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori”.

Quino, l’ultima settimana di settembre 2020, ha subìto un ictus, i cui effetti e conseguenze lo hanno condotto alla morte oggi, 30 settembre 2020, all’età di 88 anni, lasciando non solo Mafalda senza un papà, ma intere generazioni senza un bravo artista, un attento osservatore della realtà e un tagliente denunciatore dei tempi correnti, precorrendoli proprio attraverso le parole della sua creatura più amata.

Ricordo quando, durante il Comicon 2017 (se non sbaglio) incontrai l’editore francese di Mafalda, ad una conferenza, e scambiammo noi tutti convenuti, interessanti parole e punti di vista sull’editoria italiana e francese, proprio a partire dal personaggio più tradotto e condiviso, Mafalda.

Buon riposo, Quino.

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Joaquin Salvador Lavado Tejon, Quino, San Francisco Park in Oviedo, Spagna, 23 October 2014
EPA/JOSE LUIS CEREIJIDO

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Pubblicato da Re_Censo

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